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Dalla rotatoria

A Roma il percorso del 777 è singolarmente accidentato da un’ansa laterale, un minicircuito a senso unico che il bus percorre identicamente in entrambi i sensi di avanzata. Di modo che, se si intercetta il veicolo da dentro il circuito, non si ha modo di sapere preventivamente se vada in per di su o in per di giù.
Allo snodo finale del circuito non è quindi dato sapere in anticipo se il veicolo, una volta affrontata la rotatoria, svolterà a destra o a sinistra.
Che uno un po’ addentro alle cose del mondo se lo può anche aspettare da piazza Azolino Hazon di essere risucchiato nella centrifuga del caso (l’Hazard…).
Poi basterebbe sondare gli astanti, se si ha la fortuna di riuscire a salire da lì con un po’ di anticipo. Ma se monti due secondi prima che si chiudano le porte non ti è più concesso il sondaggio. E quand’anche ti decidessi a farlo, too close to call: la rotatoria incombe immediatamente, e la prima fermata disponibile per scendere è già oltre.

Insomma, non è un percorso adatto a quelli che amano salire sul carro in corsa.
Ieri l’ho sentita con le mie orecchie, gente salita al volo che si chiedeva da che parte si sarebbe svoltato, e calcolavano il ritardo che l’eventuale errore avrebbe comportato. Con molta disperata allegria, che tanto il ritardo accumulato era ormai tale…

Circoscrizione obbligatoria

Ogni qual volta mi si prospetta una gita in Circoscrizione mi coglie in bocca quella soave scoglionevolezza che noi perfettisti proviamo quando messi in prossimità delle cose inutili.
Giustificata, nel mio caso, dalla varia disumanità ricorrente in tutte le visite alla Quinta, sulla Tiburtina.
Solo le ultime, cronologicamente:

  • Carta d’identità rinnovata. Scrivo “castani” sulla richiesta, la tipa mi sbircia di sottecchi protetta dal vetro. Sulla carta c’è scritto “brizzolati”. Ma brutta…
  • Manuela prende la residenza da me. Ci fanno dichiarare e controfirmare che “non esiste alcun tipo di rapporto affettivo” tra noi. Anzi, ci stiamo solennemente sulle balle.
  • Il parcheggio diventa a pagamento. Arrivo, e il berrettato ha il coraggio di chiedermi quanto tempo voglio restare. Non sembra sfiorato dal sospetto che la faccenda trascende ogni mio controllo! (come Valmont a Cecile De Volanges)
  • Consueto umiliante recruiting di testimoni posticci. Serve una seppur minima socialità ovviamente fuori dalla mia portata.
  • Rinnovo documenti rubati: veniamo reindirizzati verso i carabinieri per far validare la denuncia spagnola. Quando questi invece ci assicurano che bastava un’autocertificazione. Diciamoci la verità: da queste parti nessuno sa mai niente di preciso di nessuna procedura, il funzionario pubblico è solo un freestyler dell’improvvisazione normativa. Basta saperlo.

Oggi poi. Variazione dello stato di famiglia. Già è così intollerabilmente anacronistico farci venire fin qui. Nell’attesa ristrutturo mentalmente iter burocratici e processi informatici dell’ufficio.
Una donna ci chiede con la massima disinvoltura se siamo anche noi lì per un certificato di morte. Boh, sarà una vedova nera. La morte, la nascita. E’ il nostro turno, ma da noi c’è un passeggino che sconfina dallo sportello accanto. Retto da un babbo che sta urlando tutti i suoi cazzi all’impiegata che non sente, sotto al cartello “per favore, rimanere dietro la striscia gialla per esigenze di privacy”.

Ci viene chiesto “chi è il capofamiglia?”.
Chiedo disperato all’impiegata un modulo per uscire dal medioevo.
Si umanizza, ci dice che ora effettivamente si chiama “intestatario di scheda”.
Con l’aberrante sensazione di essere un “diversamente capofamiglia” faccio calare il ponte levatoio.

Falsi validi

LEI - Ma tu sei intelligente!
IO - Sì, ma la mia intelligenza ormai è un credito inesigibile.