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Estatistiche

Anche quando si va in coppia, in macchina non si viaggia mai in due. Si parte accompagnati dalle infinite moltitudini delle statistiche, si sa solo alla fine in quali di esse si è rientrati.

Talmente contento di avere schivato le più mortaccine, pubblico volentieri alcune delle comunità statistiche alle quali io e Manuela siamo risultati appartenenti dopo la nostra scorribanda in Spagna:

  1. I rapinati con il trucco della ruota forata. La guida Lonely Planet la riporta fra le truffe frequenti. Siamo svariate migliaia all’anno, pare. Migliaia di coglioni, naturalmente. Voci di portierato riportano che un mio ex condomino li avrebbe sgamati durante l’operazione, rapinandoli a sua volta. Come avrete capito, non risiedo ai Parioli.
  2. Quelli che, prigionieri in albergo a Valencia, “se ci dice culo, è la puntata che Clara cammina”.
  3. Quelli che incontrano un conoscente in un vicolo di una città straniera. Niente di eccezionale effettivamente (se non che mi sono ricordato il nome), le statistiche erano dalla nostra parte. Una volta svoltando un angolo a Leicester ho incontrato mia sorella.
  4. Quelli che pensano che Montecarlo fra vent’anni sarà coperta di ragnatele.
  5. Quelli che non hanno trovato i biglietti per la corrida e allora se ne sono andati in corteo con gli animalisti.
  6. Quelli che suppongono che all’interno della chiesa cristiana costruita dentro la moschea di Granada Cordoba fra un millennio ci sarà un piccolo tempio buddhista (e un’altra iscrizione celebrante il merito delle nuove autorità religiose per non aver raso al suolo le vestigia delle religioni precedenti).
  7. Quelli che conoscono persone che hanno due lavori diversi che si chiamano nello stesso modo. Sebastian, il “portero portero”, fa il portiere di notte in un hotel di Valencia ed allena i portieri del Levante di giorno. Ossessioni nominalistiche.
  8. Quelli che pensano che una Cafeteria in cui non fanno il caffè sia ben più grave di una drogheria in cui non vendono droga o di una macelleria senza alcun macho.
  9. Quelli che hanno constatato l’assenza di qualsiasi presidio italiano in terra di Spagna: nel weekend in tutta l’ambasciata italiana (a Madrid) non c’è nessuno che comprenda una lingua diversa dallo spagnolo, mentre il consolato (onorario) di Valencia non risponde. Ultima ratio: il numero di cellulare lasciato in segreteria del consolato “solo ed esclusivamente per i casi di estrema urgenza” è INESISTENTE.
    Risulta così confortata una mia sensazione degli ultimi tempi: non è affatto vero che si stia creando quella interconnessione globale dei servizi in cui a noi tutti piace sentirsi immersi. Troppa fatica, troppo antieconomico. Non è vero che stare in Spagna è ormai quasi come stare in Italia. Al posto di quel disegno ideale ne sta prevalendo un altro, transnazionale: i servizi sono sempre più facili e accessibili, finché la loro fruizione rientra nei canoni normali d’uso. Se succede qualcosa di strano, o c’è un malfunzionamento, sei fottuto.
    Così, nessuno sa più gestire le emergenze, ne’ ha più interesse a farlo.
    La polizia locale di Valencia non è competente per i furti. La Policia Nacional non è in grado di indicare un’officina aperta nel weekend per far fronte all’emergenza.
    L’assistenza Europ Assistance in terra straniera (“guida tranquillo, se succede qualcosa pensano a tutto loro!”), può solo mandarti un carro attrezzi. Anzi, te lo mandano comunque, anche se non ti serve (giuro!).
    L’assistenza Toyota (quando riapre il lunedì) può tranquillamente dirti con soddisfazione che non c’è uno pneumatico di ricambio della loro ultima macchina in nessun gommista della terza città spagnola, e che servono settimane per recuperarne uno. Salvo poi, di fronte alle canoniche manifestazioni di disperazione, ingentilirsi “in via del tutto eccezionale” per trovare alla fine una soluzione.
    Anche la competenza degli addetti all’assistenza remota è ormai nulla, come già ben sappiamo dalle quotidiane esperienze con gli operatori di Telecom Italia (e concorrenti).
    La cultura del software sta altresì rapidamente decadendo, con il successo dello sviluppo agile (o, più in generale, con la sempre più pronunciata contrazione delle capacità logiche nella popolazione), che porta a tagliar via lo studio di tutti i casi d’uso meno probabili, ma pur sempre possibili, ed anzi in cui un intervento risolutivo è più urgente. Ad esempio, sul sito di Fineco per un bug di procedura non è possibile bloccare una carta, attiva, di cui già hai chiesto una sostituzione: se ti rubano la carta prima che sia arrivata quella nuova, sei costretto a ricorrere agli operatori, che però nel weekend agostano non ci sono, quindi perdi un pomeriggio a piangere a mille porte per procedure d’urgenza, del tutto inutili se servono ore per effettuarle. Stesso discorso per un aumento del plafond, il dato è ampiamente generalizzabile. Non parliamo degli assegni, che sono carta straccia in terra straniera anche per le filiali degli stessi istituti che li hanno emessi.
    Se pensate che non sia più possibile rimanere senza macchina e senza soldi per mangiare in una città della comunità europea, sappiate che può accadere tranquillamente. Quindici anni fa magari no, che t’infilavi i soldi in quattro posti diversi.