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Il giorno in cui nacque l’universo

L’importante, in questi casi, è non lasciarsi andare a facili entusiasmi.

Certo che una vittoria insperabile di Obama in Iowa rende ora possibile un cammino trionfale alla Casa Bianca.
Forse dalla dichiarazione d’Indipendenza mai come stanotte l’America si è avvicinata politicamente all’Europa.
Rendendo quindi legittima la prossima aspirazione ad un organismo politico unificato del pianeta.
Condizione necessaria all’inizio della colonizzazione dello spazio.

Un giocattolo in meno oggi per un lavoro in più domani

La Mattel non ha digerito la vernice al piombo dei suoi giocattoli, ed è passata all’attacco dei suoi fornitori cinesi.

Paolo legge nella vicenda una strumentalizzazione in prospettiva anti-cinese, domandandosi a chi giovi.
Io non fatico a credere in ipotetiche campagne di opinione per provocare accelerazioni alla normalizzazione degli standard di lavoro asiatici.
Il sistema di welfare americano mi sembra basato sul fatto che alla bassa copertura di servizi di base corrisponda una vasta disponibilità di posti di lavoro, per consentire a un’ampia fascia di popolazione di pagarsi quei servizi. Se le aziende spostano (come stanno facendo in massa) la produzione fuori dagli USA il sistema entra in crisi, e ad un certo punto qualcuno si troverà costretto, per mantenere il consenso politico, ad ampliare la copertura sanitaria, ripensando la struttura economica secondo una concezione “europea”.
Insomma, sta diventando ragion di stato frenare la delocalizzazione galoppante, facendo in modo che la Cina elevi il livello di qualità (e quindi i costi di produzione) e rispetti i diritti dei lavoratori garantiti nei paesi occidentali, per invertire la tendenza. Il quadro geoeconomico torna.
Per noi ancora di più, che non essendo più competitivi per qualità proviamo ad esserlo con il taglio dei costi (che non si può più fare la svalutazione competitiva, unica manifestazione del genius italicus nel secolo breve appena passato).

Traducendo in concreto questo universale afflato macroeconomico Nicola ha deciso di attuare un boicottaggio nei confronti dei prodotti della Mattel, responsabile di sfruttamento dei lavoratori e minaccia alla salute dei bambini. In realtà, privare i figli di quei giocattoli sembra piuttosto oggi l’unico mezzo disponibile per non ritrovarceli dentro casa fino ai cinquant’anni.

Chanson Ségocentrique

Strofa 1:
Io conoscevo un tipo che è partito per la Francia picchiatore fascista ed è tornato anni dopo jospiniano di ferro.
Come abbiamo fatto a perdere per strada il miglior governo di sinistra europeo degli ultimi vent’anni? Invece di valorizzare quel capitale, con benefici per tutta l’Europa, si è lasciato che l’incidente elettorale lo disperdesse completamente. Ségo non basta.

Strofa 2:
Purtroppo il credito acquisito da Bayrou e la debolezza socialista spingono anche lì verso un Partito Democratico. Ma indovinate chi ne avrebbe le chiavi adesso?

Strofa 3:
In germania non ha vinto la Merkel (ha pareggiato quando i sondaggi la davano stravincente da mesi), in francia non ha vinto la Royal.
Che sia di monito per le primarie americane: seppure più centrista di Obama, e nonostante la conversione di facciata al rutellismo, siamo sicuri che il ventre molle orfano di dabliu sia disposto a votare Hilary?

Shot happens

Il massacro al Virginia Tech non è una fatalità, né tantomeno un mero effetto collaterale delle peculiari “libertà” sancite dalla Costituzione di Jefferson.
Non esistono tratti ancestrali di una civiltà che non possano evolvere sotto la pressione dei tempi e il mutamento delle priorità economiche.
Un secolo fa l’etica protestante del risparmio fu abilmente piegata dalla cultura indotta del consumismo.
Il tabagismo ha fatto parte integrante della mitografia americana fino a quando si è deciso che il bilancio statale non poteva continuare ad assorbirne gli ingenti costi medici (o fino a quando la relativa lobby non ha perso qualche guerra).

Arroccata attorno a interpretazioni strumentali del Secondo Emendamento, l’amministrazione Bush continua a propagandare la battaglia ideologica del diritto individuale all’autodifesa armata, orientando la pubblica opinione verso la spirale della paura (nel senso dipinto da Michael Moore), nonostante sia trasparente la sua compromissione con la lobby delle armi, principale cassaforte delle vittoriose campagne presidenziali. E nonostante sia evidente che queste tragedie proliferano laddove c’è libera vendita di armi da fuoco.

Io sono pessimista: ho idea che lo stesso concetto di “conflitto d’interessi”, sulla cui regolazione s’incardina la condizione stessa di mantenimento di un ordine democratico, stia cedendo sotto l’imbarbarimento generico delle capacità critiche: stanno semplicemente diminuendo gli occhi capaci di vederlo, e di scandalizzarsene.

Qui è già successo. Ancora per un po’ saremo immuni, invece, dall’invasione dei supermarket del piombo, protetti dall’orrore di queste immagini. Queste, per fortuna, le vediamo ancora bene.