Si sta misti
Equo canone
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
i bamboccioni.
Server down
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
i twitteratori.
Quale declino?
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le incudini.
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
i bamboccioni.
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
i twitteratori.
Si sta come
d’autunno
sugli alberi
le incudini.
Su cortese ma imprudente invito di Nicola, e nonostante abbia già coniato in passato l’apposito termine di Pervasive Sharing per descrivere il fenomeno, spiego qui di seguito i motivi del mio compulsivo utilizzo di Twitter:
Sono tra l’altro lieto di annunciare la recente nascita del mio personale Tumblr: un aggregatore di citazioni esemplari dell’enorme grado di disinformazione insito nella nostra quotidiana rimediazione dei contenuti.
Sinceramente, non riesco a comprendere (ne’ ovviamente a “condividere”) il recente entusiasmo per una serie di diavolerie web tese a condividere con l’esterno il più ampio spettro possibile di notizie su esperienze o attività personali, anche del tutto irrilevanti.
Già MyBlogLog mi sembrava un attentato alla privacy. Perché dovrei io stesso attivarmi per far vedere tutti i posti che visito virtualmente, quando nella vita reale sono preoccupato dell’esatto contrario, che qualcuno monitorizzi, registri e pubblichi i miei passi? Con MyBlogLog tutti possono sapere che siti frequento, e quando.
CoComment mette in strada invece non la frequentazione, ma l’attiva partecipazione, evidenziando quando e dove sono intervenuto in una conversazione.
Con Bloggersnap mi è preso il terrore che da remoto qualcuno potesse prendere il controllo della mia webcam, o che potessi pubblicare per sbaglio dei miei capture in luoghi ameni (sì, lo so, chiamasi nevrosi ossessiva). Non posso che constatare quanto sia diventato esageratamente facile condividere la propria immagine in tempo reale: certo, a chi soffre di vertigini ogni balaustra sembra bassa, però…
Con Twitter si è raggiunto il punto di non ritorno. L’applicazione raschia il fondo di questa inesauribile apertura verso l’esterno, rendendo disponibile tutto il brusìo di fondo del nostro agire sensato, il nanocontenuto che non aveva finora trovato alcun retino atto a filtrarlo e condensarlo.
Verosimilmente, gli adepti del Pervasive Sharing sono una fascia ristrettissima di utenti web caratterizzati da un’estrema (ed inquietante) libertà di azione rispetto ad alcuni normali vincoli della vita reale. Apparentemente questa incontinente ostentazione di trasparenza sembra infatti escludere la presenza di clienti che premono per una consegna, o rapporti di subordinazione del proprio tempo ad un capoufficio, o rapporti di coppia con persone a cui non garba essere twitterizzate passivamente. Come se l’infinita disponibilità ad abbracciare la blogosfera, o a sciogliersi in essa, non trovasse alcun ostacolo o motivo di biasimo dagli altri domini della propria esperienza.
Per me non è così. Io non sono sempre wired. E non ho voglia di consentire o agevolare la ricostruzione della mia attività giornaliera.
Non per questo mi consento di biasimare chi ha in animo una diversa concezione della propria disponibilità pubblica. Anzi, a chi si dichiari ancora insoddisfatto del livello di apertura della propria sfera personale, voglio suggerire alcuni strumenti possibili di ulteriore potenziamento della sharosfera. Per gli incontentabili, restano ancora da sviluppare parecchie applicazioni web 2.0. Consiglierei in particolare di registrare i domini (attualmente liberi) per questi due servizi:
YouWeigh:
quanto pesi nel corso della giornata? Un sistema basato su una semplice bilancia digitale collegata in rete consente di condividere il tuo peso minuto per minuto con il mondo. Uno smart system associerà in tempo reale le variazioni riscontrate alle supposte relative funzioni corporali espletate. Con possibilità di inserire commenti da parte dei tuoi amici, votare una particolare performance e confrontarla con altre contemporanee nel tuo network. Viene anche eletta la variazione del giorno tra tutti gli utenti, divisa per categorie di peso.
AcheShare:
sistema di sensori da indossare, collegato ad un social network dedicato. Consente di bilanciare la quantità di dolore personale con quello globale della blogosfera. Per soddisfare finalmente l’annosa domanda di Vasco Rossi “Quando c’ho il mal di stomaco… con chi potrei condividerlo?!”