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Prototipo di post grancoalizzato

La vicenda di Rivotiamo ha mostrato inequivocabilmente che, allo stato presente, la rete è più utile alla raccolta delle olive che delle firme.

Tanto più ora che i ramoscelli d’ulivo se ne rimangono saldamente abbarbicati ai loghi.

(SDZ via Webgol)

Breve storia recente e prossima dei difensori del popolo

I) Ancora vent’anni fa i cittadini italiani delegavano volentieri la gestione fiduciaria dei loro interessi ai partiti politici.

II) Dopo Tangentopoli, la crisi di fiducia orientò molti a rivolgere le speranze nei sindacati, in difesa dei diritti acquisiti nei decenni precedenti.

III) Dopo il Patto per l’Italia, l’implosione di Cofferati e la successiva conduzione gerontocratica della triade, ci si rivolse allora alle associazioni dei consumatori come nuovi campioni della difesa dei più deboli. Però in uno smottamento continuo dello status da cittadini a lavoratori a consumatori. Ma almeno qualcuno ancora diceva che l’inflazione calcolata dall’Istat era una buffonata.

IV) Dopo la finta Class Action recentemente approvata, tali associazioni vengono disattivate e inglobate nel sistema: solo le associazioni riconosciute (e foraggiate) dallo Stato avranno potere di intentare class action. Si profila un palese conflitto d’interessi che espone questi soggetti alle intimidazioni della politica, con il rischio di vedersi decurtare finanziamenti e riconoscimento istituzionale.
Rese infide le associazioni, il distintivo di difensori degli oppressi sembra ora sia passato ai comici, che dopo le stagioni delle epurazioni (craxiste o bulgare) riemergono con il loro armamentario satirico (quindi letterario) di pungolo del potere, però misinterpretato come strumento politico di denuncia.

V) Non c’è più nessuno sotto, qui gli esiti possibili sono due:

  1. la fuga verso il basso, con la restituzione diretta al popolo stesso della cura dei suoi interessi: ed è l’insurrezione.
  2. la chiusura del cerchio, con il transito dai comici ai partiti politici, ridelegati su basi diverse alla difesa del popolo. Fino a poche settimane fa si riteneva che il grillismo fosse il candidato principale a questo compito storico, sembrava potesse risolversi in una forza politica. Ora pare che il ruolo sia ambito da almeno un altro comico affermato.

Il kapòpopolo

L’ufficio marketing di Forza Italia (cioè tutta Forza Italia) ha riferito a Berlusconi che gli italiani ce l’hanno con i politici. E lui si sfila via, dalla parte del popolo.
Qualcuno dica al suddetto ufficio marketing che gli italiani ce l’hanno ancor più con la televisione. Dovesse abboccare!

Il teorema del triangolo nero

Non mi pare che l’appello del Triangolo nero (nato su Carmilla) contro la supposta deriva razzista dello stivale contribuisca alla civiltà del dibattito.
Trovo che il testo dell’appello non sia sottoscrivibile, per diversi motivi.

In primo luogo perché mira a ridurlo a un fenomeno del tutto irrazionale, senza alcun fondamento nei fatti. Io, da sinistra, sono abituato a cercare le probabili ragioni di fondo anche in movimenti che mi sono del tutto estranei: se molte persone di Brescia sono stanche di vedere parte del proprio gettito fiscale redistribuito inefficientemente verso il meridione, e spingono politicamente per una redistribuzione a carattere locale, devo riconoscere legittimità e logica all’intento (purché siano pronti a sopportarne anche le conseguenze nefaste), a prescindere dalle storture ideologiche del leghismo.
I relatori dell’appello fanno finta di ignorare la questione al centro del dibattito, nei termini oggettivi in cui è riassumibile, leggibili anche (un po’ sottotraccia) nella stampa nazionale:

  • dal primo gennaio 2007 i romeni sono cittadini comunitari, con libera circolazione nel territorio europeo.
  • in Romania viene segnalato un improvviso calo del 26% della microcriminalità nel primo semestre 2007 rispetto all’anno precedente (statistiche che riporto da Repubblica del 2 novembre: nel caso siano false o manipolate, vi prego di segnalarmelo);
  • è opinione largamente diffusa sia nelle istituzioni italiane che nella comunità regolare dei romeni in Italia (ognuno può verificarlo agevolmente chiedendo in giro) che
    • a) l’esodo (più o meno massiccio) di delinquenti verso l’Italia sia reale, e non solo percepito;
    • b) sia provocato non tanto e non solo dal minor peso delle pene previste nel nostro ordinamento, quanto dalla radicale inefficacia della loro modalità di applicazione. In sostanza, vengono qui perché “anche se li prendono, non gli fanno niente”. Coscienza che pare stimoli i peggiori istinti di alcuni che, giunti qui, si sentono autorizzati ad una libertà d’azione che mai si sarebbero permessi in patria (a quest’ultimo pensiero non c’ero arrivato da solo, me lo ha suggerito una ragazza romena). Certo, non si tratta solo di esodo: l’anarchia genera in loco nuova delinquenza.

Questo è il problema di fondo, la struttura razionale sotto agli eccessi di pancia della generalizzazione, del giustizialismo, del razzismo ingiustificato e della strumentalizzazione politica e mediatica (scandalosa, concordo) denunciati dall’appello. Le statistiche citate, riportate con l’intento di prosciugare gli argomenti agli “emergenzisti”, non rispondono affatto a queste domande: sventolare dati ventennali fino al 2006 come può falsificare la denuncia di un problema relativo al 2007? Direi che sono stati evitati ad hoc gli argomenti sui quali i relatori non avevano risposte. In questo senso, il testo è insopportabilmente retorico, e fuori dalla realtà.

Il testo dell’appello sarà probabilmente ricordato anche come “manifesto del benaltrismo”, per quanto ne risulta intriso dei più deteriori stilemi di maniera. E’ evidentemente vero che “delitti individuali non giustificano castighi collettivi”. Non credo servisse un pool di intellettuali per rimarcarlo: chi lo nega è irrecuperabile al ragionamento. A questo riguardo l’appello sembra del tutto inutile, se non all’autosegnalazione dell’attivismo di relatori e firmatari.
Da inutile si fa però deleterio quando esprime volontà di estinguimento di alcuni reati per la semplice esistenza di delitti maggiori, siano essi transnazionali o intrafamiliari. Sembra ormai rimossa l’elementare evidenza che la certezza della pena è alla base dell’ordinamento democratico e del diritto internazionale a cui l’appello stesso si richiama, del tutto contraddittoriamente.
Segno dolente che anche la tolleranza ha un suo qualunquismo. Tanto per non farci mancare nulla.

Rimane ancora aperta una questione di misura di ogni denuncia antiqualunquista. Dire che non tutti gli zingari sono ladri è ovviamente necessario, e svuota la cartucciera del più becero qualunquismo. Dopo questa petizione di principio però bisogna andare a vedere in quale posizione tra lo zero e il cento per cento si posiziona il fenomeno. Perché se è uno solo lo zingaro ladro è un conto, ed è allora in atto da decenni una massiccia campagna di demonizzazione; ma se sono tutti ladri tranne uno, allora l’obiezione del qualunquismo è solo un gioco di prestigio semantico perseguito per fini politici.
E qui l’esperienza quotidiana purtroppo spingerebbe a considerare la volontà di integrazione individuale dei rom come un fenomeno raro se non, talvolta, un’invenzione interessata di operatori della stampa o attivisti politici.

L’appello non si limita a condannare il clima di generalizzazione, ma scivola sull’effetto pendolo della generalizzazione ideologica di segno opposto, disposta anch’essa alla tanto deprecata rimozione delle responsabilità individuali sotto l’urgenza di una lettura “vittimizzante” politicamente orientata. Non priva di ragioni, ma tanto strabica quanto quella a cui si contrappone.

Io non sono disposto a subire l’accusa di razzismo (ne’ tantomeno di schiavismo) solo perché penso che chi commette un reato debba pagarne le conseguenze. Chi tentasse di farlo, sta solo cercando di intorbidire ulteriormente le acque della società italiana per scopi personali o collettivi. Lontani comunque dalla realtà degli accadimenti.

Lapsus di esistenza

Leggevo Repubblica online:

Strage in famiglia nel Casertano
Uccide moglie, due figli e si candida

Fortunatamente avevo letto male, alla fine si era semplicemente suicidato.
Non mi piace per niente l’influsso di questo tempo malato sui miei neuroni.

Pingare il Partito Democratico

Si può aderire alla proposta di Luca Sofri di rabbocco generazionale del Comitato per il Partito Democratico.

Nonostante la lista dei nomi da aggiungere sia opinabile.
I nomi sono importanti, ma è più urgente il problema della rappresentatività di una generazione e delle sue istanze. Che, a dire il vero, è comunque meno importante della crisi di competenza della nostra classe politica. Problema a sua volta logicamente subordinato alla questione etica, madre di tutte le istanze. Irrisolvibile senza un processo collettivo di selezione degli amministratori in base alla cura dimostrata verso il bene comune e la collettività.
Insomma, alla fine è una questione di nomi, e siamo al punto di partenza.

Meglio approcciare l’iniziativa da un altro lato.
Il PD finora non piace, per una serie di motivi che mi riservo prossimamente di discutere. Tra cui lo scollamento totale con la cosiddetta società civile, ad onta degli sforzi di comunicazione ed esibizione di primarie già scontate, gazebi e questionari destinati al macero. Oggi ho atteso cinque minuti davanti a uno di questi, perché s’erano portati migliaia di fotocopie del questionario, ma solo due penne. Me ne sono andato urlando “PIU’ PENNE PER TUTTI!”, non credo abbiano capito.

Siamo molto lontani. La prima cosa da capire è se c’è un canale di comunicazione aperto con questa gente che vuole la delega a risolvere i nostri problemi. La proposta di Sofri serve se non altro a questo: a “pingare” il neonato per verificare innanzitutto se un dialogo è possibile.

Ho già provato in passato. Tanto per verificare qualcosa che purtroppo già supponevo, scrissi all’Associazione per il Partito Democratico, offrendo il mio aiuto volontario per servizi che sono tra le mie competenze.

Spett.le Associazione,
mi chiamo Andrea Martines, e sono un esperto in accessibilità dei siti web.
Qui potete scaricare il mio curriculum:
http://commontags.com/docs/AndreaMartines.doc

Il vostro sito non rispetta alcuna pratica riconosciuta di accessibilità ai
disabili, che quindi hanno grosse difficoltà ad accedere ai contenuti
pubblicati.
Sono un convinto sostenitore dellla necessità di arrivare alla costituzione
del Partito Democratico.
Vi offro pertanto il mio aiuto, a titolo del tutto gratuito, per rifare i
template di codice XHTML/CSS, e per rendere il vostro sito accessibile in
base alle linee guida del W3C WCAG e della legge Stanca in vigore (che
regola l’accessibilità dei siti pubblici).

Cordiali saluti, e buon lavoro.
Andrea Martines

Ottenni quasi subito risposta da Livio Frigoli, dell’APD, che effettivamente si mostrò interessato. Mi disse di contattare la società di suoi amici che si era occupata del sito, la Nemo srl di Legnano. Ovviamente nessuna risposta da questi ultimi, né altri cenni da nessuno.
Tentativo fallito. L’atteggiamento è il solito: a) lavori affidati ad amici, b) realizzati con incompetenza, c) chiusura nei confronti di chi evidenzia i problemi, d) esclusione di chi ha le competenze, perfino nel caso le fornisca gratuitamente.

Vediamo se la proposta dei dieci piccoli pidiani avrà più fortuna.

Le primarie per scegliersi l’avversario

Facciamole, chi le organizza? Come si fanno?
Io voto volentieri Luca Cordero di Montezemolo!
E scomodo volentieri l’usabilissimo tag LCMxCDL, per chi volesse sostenere l’iniziativa.

n.b. ogni lettura del presente trafiletto come tentativo preventivo di buttarlo dall’altra parte è del tutto arbitraria, ma non inesatta.

Shot happens

Il massacro al Virginia Tech non è una fatalità, né tantomeno un mero effetto collaterale delle peculiari “libertà” sancite dalla Costituzione di Jefferson.
Non esistono tratti ancestrali di una civiltà che non possano evolvere sotto la pressione dei tempi e il mutamento delle priorità economiche.
Un secolo fa l’etica protestante del risparmio fu abilmente piegata dalla cultura indotta del consumismo.
Il tabagismo ha fatto parte integrante della mitografia americana fino a quando si è deciso che il bilancio statale non poteva continuare ad assorbirne gli ingenti costi medici (o fino a quando la relativa lobby non ha perso qualche guerra).

Arroccata attorno a interpretazioni strumentali del Secondo Emendamento, l’amministrazione Bush continua a propagandare la battaglia ideologica del diritto individuale all’autodifesa armata, orientando la pubblica opinione verso la spirale della paura (nel senso dipinto da Michael Moore), nonostante sia trasparente la sua compromissione con la lobby delle armi, principale cassaforte delle vittoriose campagne presidenziali. E nonostante sia evidente che queste tragedie proliferano laddove c’è libera vendita di armi da fuoco.

Io sono pessimista: ho idea che lo stesso concetto di “conflitto d’interessi”, sulla cui regolazione s’incardina la condizione stessa di mantenimento di un ordine democratico, stia cedendo sotto l’imbarbarimento generico delle capacità critiche: stanno semplicemente diminuendo gli occhi capaci di vederlo, e di scandalizzarsene.

Qui è già successo. Ancora per un po’ saremo immuni, invece, dall’invasione dei supermarket del piombo, protetti dall’orrore di queste immagini. Queste, per fortuna, le vediamo ancora bene.

Cercasi 62 mila Cittadini Digitali

Nicola Mattina lancia un’iniziativa semplice ma geniale:

ricontiamo i voti delle scorse elezioni politiche, applicando le logiche del meme, dell’azione collettiva e degli strumenti del web partecipativo ai diritti di controllo politico di cui già godiamo in quanto cittadini.

Nasce così il progetto Cittadini Digitali: si cercano persone volenterose che richiedano i verbali dei seggi della propria circoscrizione elettorale (circa 62 mila verbali), alla cui visione hanno diritto per legge (nonostante l’iniziale ostracismo incontrato da Nicola).

Non li vogliono contare? Ce li contiamo da soli!