DP, non PD
Voterò Italia Dei Valori, per evidenti motivi *.
Che Di Pietro sia inflessibile.
E Veltroni cattivo.
* Non vedi i motivi? Contatta oggi uno specialista, potresti essere un daltonico politico.
Voterò Italia Dei Valori, per evidenti motivi *.
Che Di Pietro sia inflessibile.
E Veltroni cattivo.
* Non vedi i motivi? Contatta oggi uno specialista, potresti essere un daltonico politico.
Prime scaramucce in famiglia tra laici e cattolici nel PD sui punti del programma.
I teodem propongono di inserire nel Pacchetto Sicurezza una norma che obblighi le coppiette appartate in macchina ad esporre, all’atto della ripartenza, l’adesivo “Bebè a bordo”.
Per i radicali il Pacchetto Sicurezza deve contenere solo sei preservativi.
Volentieri sostengo l’appello di Wittgenstein a Veltroni perché “chiuda la porta a un’alleanza elettorale con l’Italia dei Valori”.
Se Di Pietro corresse con il PD infatti non potrei votarlo.
(Questo con Luca credo si chiami accordo tecnico e non programmatico).
La vicenda di Rivotiamo ha mostrato inequivocabilmente che, allo stato presente, la rete è più utile alla raccolta delle olive che delle firme.
Tanto più ora che i ramoscelli d’ulivo se ne rimangono saldamente abbarbicati ai loghi.
(SDZ via Webgol)
Lorenzo Spallino ha scritto un articolo che vale più di una puntata di Report, come spesso gli accade.
Si parte da un fatto: l’appello di Scandalo Italiano (recante 1500 firme) affinché fossero resi pubblici i documenti di gara relativi alla realizzazione del portale Italia.it è stato respinto dalla Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Respinto perché in Italia pare che la legge 241/90 sulla trasparenza amministrativa non contenga affatto il diritto di accesso dei cittadini ai documenti della pubblica amministrazione: deve sussistere “un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente a una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è richiesto l’accesso” (articolo 22, comma 1, lettera b, l. 241/1990; articolo 2 D.P.R. 184/2006).
Quindi non chiunque. Anzi, quasi nessuno. Eventualmente, un secondariato di gare pubbliche, al massimo. E il diritto al controllo da parte dei cittadini? Non esiste, e la commissione ci tiene anche a precisarlo:
La giuriprudenza maggioritaria e l’opinione ormai stabilizzata dalla stessa Commissione si sono consolidati nel senso che il diritto di accesso, riconosciuto dall’art.22 L.241/90 non configura una sorta di azione popolare diretta a consentire un generalizzato controllo dell’attività della Pubblica Amministrazione.
Il problema travalica insomma sia l’argomento della normativa sull’accessibilità (che contesto da anni insieme a Spallino e molti altri) che lo scandalo del portalone da 45 miliardi (di cui ho parlato ampiamente in passato, anche in relazione alla sfortunata iniziativa di Ritalia).
In Italia, per legge, ai cittadini non è concesso il controllo dell’operato dei propri amministratori, tramite l’accesso agli atti pubblici.
Spallino scorre anche le normative internazionali sulla Freedom Of Information, ma non possiamo sempre sperare nella superiore attività civilizzatrice dell’Unione Europea che sovrascriva in un futuro più o meno prossimo le nostre aberrazioni.
Gilioli suggerisce al neonato Partito Democratico, come indice di buona volontà, lo scoperchiamento dell’affaire Italia.it.
Naturalmente, ad un perfettista come pare io sia, l’obiettivo di ottenere lumi su un singolo caso “nonostante” la legge sulla trasparenza appare miserrimo.
Io penso invece che l’adozione del Freedom Of Information Act, come diritto universale di accesso incondizionato dei cittadini alla documentazione pubblica (salvo segreti di stato o istruttori), sia del tutto evidentemente una pre-condizione obbligatoria della nuova stagione politico-istituzionale che Veltroni ritiene appena inaugurata.
A titolo squisitamente personale, aggiungo, considero la spinta fattiva per la sua adozione condizione necessaria (ma non sufficiente) per ottenere il mio voto alle prossime politiche.
Invito quindi chi è d’accordo a mobilitarsi per ottenere questo obiettivo quanto prima, con gli strumenti di pressione che abbiamo a disposizione.
Freedom Of Information NOW.
Berselli, ingagliardito dalle rilevazioni di affluenza alle urne piddine, ha ben pensato di maramaldeggiare dalle colonne di Repubblica contro chi ha ritenuto di dover usare il NO in questa occasione, scomodando la untuosa definizione di “perfettisti”:
Ad esempio quelli che non sono andati a votare per le primarie del Pd perché il nuovo partito non era abbastanza liberale, socialista, popolare, democratico, insomma perché non era perfetto. Sono quelli che sono disposti a dimenticare le tristi necessità del presente in vista di un futuro che sarà molto migliore e forse anche molto più futuro. Sono le vittime di una malattia inguaribile per la cultura della sinistra. Dove conta essere “scomodi”, dove importa manifestare “disagio”, dove conviene mostrarsi “mai soddisfatti”.
Sofri (quello ggiovane) gli si è accodato.
Credo che non abbiano capito niente.
Gli astenuti di domenica sono quelli che avevano partecipato con fin troppo entusiamo alle primarie dell’Unione. Sono gli scottati dalla cronica concessione di fiducia mal riposta in passato, l’esatto contrario degli scontenti strategici di cui straparla Berselli. Sono quelli che considerano non più procrastinabile la risoluzione delle “tristi necessità del presente”, e non danno più deleghe in bianco ai politici che hanno già dimostrato di non saperle (o volerle) trasferire in azione.
Ma davvero l’infatuazione per il progetto vi acceca fino al punto di voler trasfigurare il sacrosanto dissenso in un minuetto di figurine a cui “conviene mostrarsi ‘mai soddisfatte’”?
Io la sento spesso quest’accusa di “perfettismo”: la formulano i caporali ai braccianti in nero che vorrebbero un contratto; i gruppi di nullafacenti e pressappochisti a chi si ostina a lavorare bene, rischiando di rovinargli i giochi; chi cerca di sfuggire alle conseguenze della propria negligenza a chi cerca di rinfacciargliela.
Se provi a far notare alle comunità montane al livello del mare che sono troppo basse, cosa pensi che ti rispondano? “Nessuno è perfetto!”
Non andare a votare ha un senso. E’ una richiesta politica precisa al segretario entrante del partito: di effettività dell’azione, di discontinuità con il passato, di capacità di affrancamento dalla melma di apparato che lo appoggia strumentalmente. Insomma, di saper affrontare i prerequisiti per cambiare.
Solo se avrà dato risposte e risultati si voterà il PD quando sarà l’ora. Ma serve un partito radicalmente diverso da quello che appare oggi. Che lo sappia.
La Bindi è stata fatta ascendere senza colpo ferire per simulare una risposta a quella richiesta pressante. Un po’ come tutta la front line pulita dei candidati. Ma non ha la forza per cambiare di suo le cose, mentre Veltroni potrebbe anche averla, se giocherà bene le sue carte future. Oggi non otterrà forza, perché gli daranno ragione le percentuali, non i numeri assoluti.
Andare a votare la Bindi (con tutto il bene che potremmo dirne) avrebbe un senso politico se fosse un candidato alla guida del nascente Partito Democratico, non un suo specchietto per le allodole.
Si va là presto, certe domeniche d’ottobre. Anche se non te lo chiede più nessuno.
Ci si sdraia a rileggere un libro più o meno vetusto.
Si cerca di capire perché, con quest’altra luce da fine batterie, le parole sembrino tutte differenti.
Ma cerchi di riconoscerle. Le parole cattive che alla fine delle nuove stagioni già sapranno di vecchie speranze.
E sei contento di stare lì.
Poi sti cazzi, uno si piazza al tavolo ad assaggiare le ultime vongole, che incombe la dieta a zuppa d’asino (e già si sa, a queste latitudini sa di vecchia balena salmonata).
Si fa un metro quadro di castello di sabbia, a tasso variabile.
Poi si torna pian pianino per ora di cena, e si passa a salutare tutti, che domattina c’è da metter su un dittatore, dicono. Ma io c’ho già il mal di pancia al contrario.
In assenza di un Apicella ufficiale del Partito Democratico, proporrei intanto un Mameli:
C’è una grande confusione dentro te,
tu che ti chiami Africa.
Tu sei tanto giovane,
ma non sei mica un giocattolo.
Non sei terra di conquista ma
più di una battaglia si farà
per rubare ai tuoi fianchi,
momenti santi.
Chissà se Walter riuscirebbe a scriverne una altrettanto azzeccata per Enzo.
Prime conseguenze dell’appello di Veltroni a Veronica Lario.
Il commissario Basettoni ha offerto a Trudy un distintivo della polizia, apprezzandone la dedizione e l’autoironia dimostrate nella cinquantennale carriera di fiancheggiatrice.
Fredda reazione di Manetta, mentre Macchia Nera si schiera con Di Pietro.