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Miscellanea

Il mio muxtapeUna delle poche cose condivise con mio padre nel mio primo quasi quarantennio: le sessioni serali di registrazione di musicassette composite direttamente dalla radio, con terrificante meccanismo di sfumatura posticcia embeddato nei registratori di un quarto di secolo fa.

L’ascendente si divertiva molto anche a etichettare i dorsi delle custodie con la Dymo su nastro verde, su cui però stampava sempre la stessa parola: MISCELLANEA (suppongo che “Il mattino ha l’oro in bocca” fosse troppo lungo).

Visto il servizio e il meme imperversanti butto nel mucchio anche una mia playlist in Muxtape, una fra le tante equiprobabili che possano un po’ sembrare, viste da lontano e con poca luce, questo blog visto di profilo.

Che intercettazioni vorresti leggere?

Visto che ormai si intercetta à la carte, perché non dare corpo ai sogni mostruosamente proibiti?
Su quali trascrizioni vorresti poter posare gli occhi?

Ecco il mio podio:

1 – Edward Luttwak che parla in klingon. Prima o poi un passo falso dovrà pur farlo.

2 – Andreotti o Cossiga con un servizio pastorale di confessione via telefono.

3 – Silvio a Veronica dopo la lettera aperta su Repubblica.

Chiamo a raccolta in proposito le fantasie di Massimo, Nicola, Antonio, Federico e Luca.
E di chi più ne ha.

Esorcismo contro le canzoni revenant

Appiccicose e impresentabili. Non puoi liberartene (troppo ossessive) ne’ canticchiarle liberamente (troppo imbarazzanti) ne’ farne oggetto di conversazione (troppo sconosciute).

Più che un meme, questo è un tentativo voodoo di liberarsene conficcandole qui, nella pagina, nella loro versione video. Ché al buon fine dell’esorcismo serve una presenza tangibile del demone, per far cessare il nietzschiano “eterno ritorno dell’uguale”.

Senza specificare destinatari… qualcuno ha demoni analoghi da esorcizzare?

1. Marva - Lucky Manuelo

Terribile e incancellabile. E’ bastato vedere una volta di sfuggita la simpatica commedia belga “Assolutamente Famosi” (Everybody’s Famous), che si guadagnò una nomination agli Oscar nel 2000 come miglior film straniero, per far accasare irreversibilmente nel cervello questo motivetto trash come una suocera sfrattata. La canzone più virale della storia del cinema, ascoltatela a vostro rischio e pericolo.


2. Air- Sexy Boy

Che sia lo sguardo ipnotico della scimmia o il riff di basso col moog, difficile liberarsi di questa roba. E dell’imbarazzo nello scrivere “sexy boy” in una input box per andarla a trovare.


 

3. Oliver Onions - Fantasy

I filologi già sapranno che è solo una versione in inglese della loro precedente sigla del cartone “Galaxy Express”, in occasione della colonna sonora del film Bomber con Bud Spencer. Fuori dallo stracult, è preoccupante la sua persistenza e vivacità nella memoria a lungo termine.


 

Darwinismo canzonettistico

Ovvero, catena succulenta da Alberto: le cinque cover che migliorano le originali.

Ho già risposto nei commenti al suo post, ma poiché ho un emendamento da fare ripropongo qui la mia lista:

  1. I fought the law - The Clash (orig. di Sonny Curtis and The Crickets)
  2. Babe I’m Gonna Leave You - Led Zeppelin (orig. di Joan Baez)
  3. Don’t leave me this way - The Communards (orig. di Harold Melvin & the Blue Notes)
  4. Nothing compares 2 U - Sinead O’ Connor (orig. di Prince)
  5. Tainted Love - Soft Cell (orig. di Gloria Jones)

Passo la catena a chiunque si incarichi solennemente di scovare vere ciofeche musicali nobilitate da una ripassata.

E, per favore, smettetela di indicare cover dei Depeche Mode, che belle magari lo sono, ma le originali pure. Terroristi!

Perché uso Twitter? Già, perché?

Su cortese ma imprudente invito di Nicola, e nonostante abbia già coniato in passato l’apposito termine di Pervasive Sharing per descrivere il fenomeno, spiego qui di seguito i motivi del mio compulsivo utilizzo di Twitter:

  1. Sono impegnato nella definizione clinica della psicopatologia del “leggone”, l’equivalente online del guardone, di cui il twitteratore costituisce perfetta incarnazione. Usando il metodo Stanislavsky, sono obbligato a rimanere in lettura, senza postare;
  2. Lo utilizzo per depistare i clienti in occasione di mostruosi ritardi di consegna: l’assenza di aggiornamenti li convince che sto lavorando a tempo pieno sul loro progetto;
  3. E’ un catalizzatore dell’assenza di attenzione: se c’è un punto fermo, è che a questo servizio non presterò mai attenzione. In questo senso è il modello ideale di servizio da contrapporre all’Information Overload;
  4. Mi serve come ambiente di preparazione e postparazione allo svolgimento del NoCamp

Sono tra l’altro lieto di annunciare la recente nascita del mio personale Tumblr: un aggregatore di citazioni esemplari dell’enorme grado di disinformazione insito nella nostra quotidiana rimediazione dei contenuti.

In assenza di definizione

Luca mi chiama in causa per una possibile definizione di “blog” derivata dalla mia esperienza.
Dalle poche settimane di attività trascorse non credo di aver tratto sufficiente linfa da alimentare una definizione condivisa del fenomeno: forse perché, al momento, le mie ragioni sono legate ad intrecci della storia personale difficilmente replicabili altrove.
Proverò a dare quindi un balbettato resoconto di ciò che mi spinge ad articolare qualche pensiero pubblico in questa sede.

Una postilla sulle regole del gioco: 2000 battute sono una “contrainte” un po’ blanda per un ex oulipista. Si potrebbe pensare di scrivere il pezzo senza usare la parola “blog”.
Ma sì, esageriamo pure: lo scrivo direttamente senza usare affatto le lettere B, L, O e G.
Il lipogramma è l’unica strategia che un perecchiano conosce per raccontare l’assenza di una possibile definizione di BLOG.

Se sapessi che accidenti scrivere di questa faccenda avrei di che ritenermi infine a casa. Invece, da appena una decina di settimane di attività (tracce rarefatte di scrittura) ci si appresta a prendere una via senza sapere in che paese si è diretti.
Perché è un paese, dice Mante. Per chiacchierare e discutere e anche incazzarsi per niente, senza questuare casa per casa (usci aperti per tutti!). E per crescere. Se ci si riesce.

Sicuramente da più parti si sentirà disquisire in tema di necessità innata di presentarsi a vicenda idee, ricercare impensati emendamenti ai pensieri intimi più farneticanti, mettersi insieme per fare e disfare, essere cittadini più che attivi, immersi addirittura in una sfera di interattività eccetera.

E’ veramente questa spinta decentrante a determinarmi?
Sinceramente, direi che questa fase è prematura. Ci si arriverà, ma questa è per me materia in divenire.
In questa prima fase è invece in virtù di un’attitudine prettamente espressiva che una tastiera mi chiama a tratti a dichiararmi su eventi e varie amenità, patenti assurdità individuate nei meandri di determinate pratiche, punti da marcare rinvenuti in mie esperienze e attività.
Più precisamente qui ci si dedica ad esercitarsi destramente in ardite sequenze narrative (che dipanare pensieri è sempre narrare) di pezzi in cui una sequenza di varia natura è frammista senza preavvisi a derive fantastiche, e frequentemente sarcastiche.
Se mi si chiede che parte ha per me un utente in questa messa in scena, è di partecipare a questa minima epifania di sensi, se ne trae piacere. E se ha in siffatta esperienza maniera di raffinare anche minimamente una sua mappa dei punti di vista imprevisti.