Archivi per la categoria 'giornalismo'

Concitabolo

Ieri ho comprato l’Unità per vedere come lavora la De Gregorio.
E ho trovato in prima pagina (verrebbe da dire in copertina) questa vignetta:

Milioni??? Ovviamente no, si tratta di miliardi! Senza contare l’errore di sintassi (”fornirvela”, non “fornirveli”).
Staino ha sbagliato il testo della vignetta. Nessuno nella catena di produzione è riuscito ad individuare l’errore, seppur evidente.
Il neo-direttore ha dato l’imprimatur probabilmente senza neanche vederla.
Bene, avevo le risposte che cercavo: ho buttato da una parte il giornale, non aveva più senso leggerlo.

Più tardi in un bar di Anzio mi sono girato di scatto urlando verso il tavolo alle mie spalle “Terrore dallo spazio profondo!”.
Tre simpatiche zarapìche stavano storpiando in tutti i modi i titoli dei baccelloni, dovevo pur intervenire!
(Sì, ho citato anche i “cosoni” di Totò)

Non so voi.
(lo so, il pezzo dovrebbe finire esattamente qui. Milani plauderebbe! Invece c’è anche il pippone finale.)
Io provo ancora a resistere quotidianamente all’invasione strisciante di questi disgustosi ultracorpi dotati di pre-menti, che sostituiscono progressivamente le cose ben fatte con cose che gli somigliano abbastanza, ma sono invariabilmente, palesemente e colpevolmente FATTE MALE: lacunose o autocontraddittorie o non controllate o ridondanti o inconsistenti o logicamente sconnesse o ridicolmente parziali o disperatamente sinuose o usurpate a chi ne ha titolo e diritto, e comunque sempre sprezzanti dell’intelligenza di coloro a cui sono destinate.
Sarà una variazione antropologica in corso, non lo nego. Gli invasori la chiamano in genere “evoluzione”.

E ora mi sembra che si siano presi anche l’Unità.

Giustizia, tre giorni ed è fatta

Finalmente una luce in fondo al tunnel della ingolfatissima giustizia italiana.
La intravede Luigi Ferrarella, sul Corriere:

Ma non è un caso che ogni giorno in Italia un processo su tre «salti» per un qualche difetto di notifica.

Ogni giorno ne salta un terzo. Coraggio, tre giorni (feriali) ed è finita. Annullati tutti i processi, le nuove cause andranno speditissimamente: sempre, ovviamente, che puntino ad arrivare a sentenza definitiva entro i tre giorni, sopravvivendo inoltre alla contemporanea falciatura del 66,6 periodico.

Non male, per un articolo che prende in giro il lapsus calami altrui.

Skypephone e il donatore di pollici

Francesco Minciotti è andato a tastare in avanscoperta il muro di gomma di 3 sulla nuova offerta dello Skypephone.
Visti gli esiti, ora attendiamo il filmato del previsto arrivo degli spezzapollici. Se prima di natale, si fa una colletta per ricomprarglieli.
Ma ora chi glielo dice alla Littizzetto?

(via Wittgenstein)

2 + 2 = 12.000.000

because you’ve not been paying attention!

Bene, comScore pubblica proiezioni statistiche sul successo dell’iniziativa di In Rainbows, l’album dei Radiohead autodistribuito online a un costo definito dall’utente:

During the first 29 days of October, 1.2 million people worldwide visited the “In Rainbows” site, with a significant percentage of visitors ultimately downloading the album. The study showed that 38 percent of global downloaders of the album willingly paid to do so, with the remaining 62 percent choosing to pay nothing.

Il Daily Mail dà immediatamente voce alle fanfare delle etichette, già terrorizzate dal tentativo di scavalcamento comportato dall’operazione, che licenziano come tragicamente fallita. Ma sbaglia clamorosamente a riportare i dati:

  • scambia i semplici visitatori per utenti che hanno scaricato l’album
  • moltiplica per dieci i numeri
  • riporta i dati come assoluti, mentre è solo una proiezione statistica

Già al primo grado di separazione giornalistica l’ipotesi di 1,2 milioni di semplici visitatori diventa certezza di 12 milioni di album scaricati. (Alt, chi va là, downloaden o uploaden? Semplici visitatori!)
Poiché l’errore va in direzione opposta alla tesi preconfezionata dall’articolo, prefigurando un clamoroso successo, rende internamente pretestuosa e ridicola la posizione espressa.

Ed infatti, assuefatti a puntino alla surrealtà delle cose di casa nostra, al Corrierone se ne innamorano, e Simona Marchetti la riprende para para, errori compresi. Citando persino la fonte originale senza prendersi la briga di controllare quella breve paginetta.

A cascata, i blogger (italiani e non) gli ruzzolano dietro, prendendo per buoni quei 12 milioni di download, ma impegnandosi almeno, giustamente, a smascherare l’incoerenza dell’accusa di fallimento, mostrando come, dati alla mano, si tratti solo di stampa di regime intenta a minimizzare il crollo del sistema multinazionale della discografia. E io ovviamente con loro: stavo per scrivere le identiche considerazioni di Quintarelli.

Oops, improvvisamente al Corriere se ne accorgono. Ma, com’è noto, il diavolo fa le virgole ma non le rettifiche. Ormai l’indignazione è montata nella blogosfera (che è fan della disintermediazione ancor più che della band), costretta dagli errata a una risospensione del giudizio fino a nuovo ordine.

A chiudere la farsa intervengono gli stessi Radiohead, dichiarando l’ovvio: che anche lo studio di comScore è del tutto inaccurato, e i suoi risultati non corrispondono in alcun modo alla realtà. Ci si poteva arrivare, vista la base statistica di poche centinaia di utenti.

Cosa dire della vicenda: mi sembra che metta finalmente d’accordo i detrattori di giornalisti e blogger: è andato in scena un gioco a rimpiattino fra chi misinterpreta più radicalmente dati già in origine precari.

Non posso naturalmente esimermi dal dare anch’io i numeri sulla vicenda. Da buon ultimo, ho scoperto almeno come sono arrivati al dato del 62% di non paganti riportato da comScore.
E’ naturale, e per alcuni versi paradossale. Come avete fatto a non accorgervene prima: è la Sezione Aurea dei visitatori a non aver versato un pound!

P.S. Mai notato che il rapporto fra le colonne di questo blog è lo stesso della struttura compositiva della Flagellazione di Piero Della Francesca? Nooo? Eh, because… you have not been paying attention!

I tagli bassi del Giornale

Vedete come il web riesca a rigenerare anche istituzioni ormai vetuste come il giochino della caccia al tesoro?

Portmeirion e Sofri (con la complicità di Mantellini) stanno giocando a rivelare le fonti online scopiazzate dal Giornale. O forse, più correttamente, è la redazione del quotidiano che sta giocando a fare la testata giornalistica.

Come che sia, non ci vuole più di mezz’ora per partecipare. Non serve neanche abbondante colla vinilica (non a noi).
Questo su Affari Italiani di Libero il 29/9:

A fare da ago della bilancia dopo il voto di domenica sarà probabilmente il blocco Volodymyr Lytvyn, dato nei sondaggi al 6%. Lytvyn, ex-presidente della Rada durante la rivoluzione arancione, è noto per essere stato un uomo dell’ex-Capo di Stato Leonid Kuchma. Con l’appoggio di Lytvyn e dei comunisti, il partito del premier Viktor Yanukovich potrebbe raggiungere la maggioranza in parlamento e formare così il governo. Ma Lytvyn non ha svelato le sue intenzioni. Politico di lungo corso, sganciato dalla recente dicotomia tra filo-russi e filo-occidentali, potrebbe anche optare per un’alleanza con Nostra Ucraina e la Tymoshenko.

Ecco invece il Giornale del 30/9:

Ma a fare da ago della bilancia dopo il voto sarà probabilmente il blocco Volodymyr Lytvyn, dato nei sondaggi al 6%. Lytvyn, ex-presidente della Rada durante la rivoluzione arancione, è noto per essere stato un uomo dell’ex-Capo di Stato Leonid Kuchma. Con l’appoggio di Lytvyn e dei comunisti, il partito del premier Viktor Yanukovich potrebbe anche sperare di raggiungere la maggioranza in Parlamento e formare così il governo. Lytvyn non ha però svelato le sue intenzioni e potrebbe anche optare per un’alleanza con Nostra Ucraina e la Tymoshenko.

Anche il seguito dell’articolo sembra poi ricalcato sulla struttura del preesistente ipotesto (che poi Genette chiama così i testi che ne originano altri, detti questi ultimi “ipertesti”. Per dire che pure noi parole ne rubiamo).

L’ordine dei nottalisti

Lorenzo Del Boca, presidente dell’Ordine dei giornalisti, fa giustamente il corporativo, scagliandosi contro la minacciosa supposta autonomia dei blogger (e intendo “minacciosa supposta” in tutta la sua polisemia):

(ANSA) - TORINO, 7 LUG - ”Nel paese dei ciechi, chi ha un occhio sembra vedere in modo straordinario. Ricordiamoci che dove il conformismo e l’omologazione sono la regola e’ facile che i blog vengano visti come il maggiore strumento di liberta’ di stampa”: il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Lorenzo Del Boca, non e’ convinto la rete sia piu’ libera rispetto ai media tradizionali, se non in quei Paesi dove non c’e’ o e’ molto scarsa la liberta’ dell’informazione. Del Boca lo ha detto nell’ambito di un dibattito, ieri sera a Torino, sulla professione iornalistica e il futuro dei prodotti editoriali che ha preso spunto dal libro del giornalista Claudio Cerasuolo Paladini di Carta. ”A lungo andare - ha spiegato - illudersi che la liberta’ sia nel cicaleccio della piazza resta un’illusione. Ci sono regole, scritte e non scritte, che restano immutate. I giornalisti devono essere testimoni dei fatti che raccontano e rimane buona norma non credere alla prima versione, ma interpellare piu’ fonti. Nel rappresentarle poi bisogna saper usare equilibrio: in teatro il protagonista avra’ piu’ peso della comparsa e l’usciere meno di entrambi. Un blog invece rischia di scambiare i ruoli. Una notizia sbagliata puo’ diventare una verita’ mediatica”. I giornalisti - ha aggiunto - conquistano la liberta’ ogni giorno attraverso la competenza, la conoscenza dei fatti.

(via Pandemia)

Bene, dia l’ordine all’Ordine di evitare “il conformismo e l’omologazione”, visto che è preposto a questo. Quando l’informazione giornalistica non sarà più cieca, riuscirà anche a gettare un occhio attendibile sugli altrui monocoli, invece di cercare di indovinarli al buio.
Cordialmente, buonanotte.

Il nono rischio

Franco Carlini sul Manifesto di oggi, in polemica con Adinolfi:

Forse al severo e preoccupato elenco di Rodotà occorrerebbe aggiungere un ottavo rischio, quello che viene dai troppi che si proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica.

Appoggio la mozione. E rilancio. Ancora Carlini:

chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera.

Non confermo né smentisco, potrei anche essere d’accordo. Ma poiché non tutti i frequentatori della blogosfera sembrano condividere un giudizio così tranchant, che è invece dato per scontato, individuo di conseguenza un nono rischio da aggiungere in calce alla lista: l’avvento di coloro che si “proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica” per chiara fama nel denunciare “i troppi che si proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica”.

Solo cancellare ci salverà?

Secondo un rapporto di IDC nel 2010 si produrranno globalmente più dati di quanti se ne possano immagazzinare: 988 contro 601 exabyte.

Allarmismo di Computer World, secondo cui “lo spazio di storage si sta esaurendo”. Ho riacceso la stampante.

Ma l’Associated Press vigila su di noi:

Fortunately, storage space is not actually scarce and continues to get cheaper. That’s because not everything gets warehoused. Not only do e-mails get deleted, but some digital signals are not made to linger, like the contents of phone calls.

Ahhhhh, ma c’hanno messo dentro anche il traffico telefonico! Con la digitalizzazione, nelle statistiche tutto diventa “data”.
Che gigioni, quelli di Computer World. Pericolo scampato. Tutto sommato, basta cancellare i dati che non servono.

Tipo le mail. Avviso da girare a Google (ma forse meglio di no).
Oppure le nostre telefonate. Da girare a Telecom Italia. E qui magari l’Italia è all’avanguardia, potremmo esaurire lo storage prima di tutti gli altri nel mondo. Con trionfalistico video di Tronchetti su HisTube.

Turanisauro

Qualcuno si affretti a spiegare a Giuseppe Turani che, non essendosi fortunatamente ancora imposta la definizione ristretta di blog come “presuntuosa imitazione di testata giornalistica”, ha appena licenziato come “spazzatura” la libera espressione del pensiero di una generazione di individui, peraltro probabilmente coincidenti con il pubblico di riferimento della testata che ne ospita (viene da dire generosamente) gli scritti.

Sappiamo qual’è il destino incombente (e linguisticamente prefigurato) di opinionisti di tale schiatta: schiattare, appunto (professionalmente), per palese anacronismo. Sarà divertente allora assistere ai colpi di coda di quei giornalisti d’antan che cercheranno di salvarsi dall’estinzione sprizzando inchiostro da dentro il cestino della spazzatura: un blog, a differenza di una rubrica giornalistica, non si nega a nessuno.

A cavallino donato…

Microsoft regala ai blogger dei super laptop brandizzati Ferrari, la blogosfera fa mostra di scandalizzarsi. E allora?
E’ una pratica che esiste in ogni categoria merceologica e a tutte le latitudini.

I manuali di etica professionale naturalmente sono ben consci del problema, per il quale hanno definito rigorosi codici di comportamento, ormai universalmente adottati dai malcapitati opinion leaders oggetti ogni santo anno di Giftbombing a tappeto. Basta infatti che il destinatario delle regalìe tenga una condotta specificamente descritta da una sequenza di apposite buzzword angloidi:

a) DETHANKING: non ringrazi. Non si ringrazia per un articolo inviato a fini promozionali. E’ il mittente che deve ringraziare;

b) SANTARELLING: qualora recensisca il prodotto, premetta una nota per avvisare il lettore di averlo ricevuto gratuitamente in prova (o a titolo definitivo) dal produttore.

c) STRUZZING: faccia finta di niente, continuando ad operare esattamente come avrebbe fatto qualora non fosse arrivato niente, e badando a non aspettarsi niente per il futuro;

d) UMBRELLING: pieghi gentilmente un braccio sull’altro a mo’ di diniego qualora l’azienda, colta con le mani nel sacco, faccia retromarcia richiedendo indietro gli articoli. Chi ha la coscienza a posto non può essere verosimilmente toccato dai rigurgiti dell’altrui malafede.