Archivi per la categoria 'crisi della politica'

Capirla minga

Nessuno è perfettoBerselli, ingagliardito dalle rilevazioni di affluenza alle urne piddine, ha ben pensato di maramaldeggiare dalle colonne di Repubblica contro chi ha ritenuto di dover usare il NO in questa occasione, scomodando la untuosa definizione di “perfettisti”:

Ad esempio quelli che non sono andati a votare per le primarie del Pd perché il nuovo partito non era abbastanza liberale, socialista, popolare, democratico, insomma perché non era perfetto. Sono quelli che sono disposti a dimenticare le tristi necessità del presente in vista di un futuro che sarà molto migliore e forse anche molto più futuro. Sono le vittime di una malattia inguaribile per la cultura della sinistra. Dove conta essere “scomodi”, dove importa manifestare “disagio”, dove conviene mostrarsi “mai soddisfatti”.

Sofri (quello ggiovane) gli si è accodato.

Credo che non abbiano capito niente.
Gli astenuti di domenica sono quelli che avevano partecipato con fin troppo entusiamo alle primarie dell’Unione. Sono gli scottati dalla cronica concessione di fiducia mal riposta in passato, l’esatto contrario degli scontenti strategici di cui straparla Berselli. Sono quelli che considerano non più procrastinabile la risoluzione delle “tristi necessità del presente”, e non danno più deleghe in bianco ai politici che hanno già dimostrato di non saperle (o volerle) trasferire in azione.

Ma davvero l’infatuazione per il progetto vi acceca fino al punto di voler trasfigurare il sacrosanto dissenso in un minuetto di figurine a cui “conviene mostrarsi ‘mai soddisfatte’”?

Io la sento spesso quest’accusa di “perfettismo”: la formulano i caporali ai braccianti in nero che vorrebbero un contratto; i gruppi di nullafacenti e pressappochisti a chi si ostina a lavorare bene, rischiando di rovinargli i giochi; chi cerca di sfuggire alle conseguenze della propria negligenza a chi cerca di rinfacciargliela.
Se provi a far notare alle comunità montane al livello del mare che sono troppo basse, cosa pensi che ti rispondano? “Nessuno è perfetto!”

Bindigestione

Non andare a votare ha un senso. E’ una richiesta politica precisa al segretario entrante del partito: di effettività dell’azione, di discontinuità con il passato, di capacità di affrancamento dalla melma di apparato che lo appoggia strumentalmente. Insomma, di saper affrontare i prerequisiti per cambiare.
Solo se avrà dato risposte e risultati si voterà il PD quando sarà l’ora. Ma serve un partito radicalmente diverso da quello che appare oggi. Che lo sappia.

La Bindi è stata fatta ascendere senza colpo ferire per simulare una risposta a quella richiesta pressante. Un po’ come tutta la front line pulita dei candidati. Ma non ha la forza per cambiare di suo le cose, mentre Veltroni potrebbe anche averla, se giocherà bene le sue carte future. Oggi non otterrà forza, perché gli daranno ragione le percentuali, non i numeri assoluti.

Andare a votare la Bindi (con tutto il bene che potremmo dirne) avrebbe un senso politico se fosse un candidato alla guida del nascente Partito Democratico, non un suo specchietto per le allodole.

Il mare d’autunno

Si va là presto, certe domeniche d’ottobre. Anche se non te lo chiede più nessuno.

Ci si sdraia a rileggere un libro più o meno vetusto.
Si cerca di capire perché, con quest’altra luce da fine batterie, le parole sembrino tutte differenti.
Ma cerchi di riconoscerle. Le parole cattive che alla fine delle nuove stagioni già sapranno di vecchie speranze.
E sei contento di stare lì.

Poi sti cazzi, uno si piazza al tavolo ad assaggiare le ultime vongole, che incombe la dieta a zuppa d’asino (e già si sa, a queste latitudini sa di vecchia balena salmonata).

Si fa un metro quadro di castello di sabbia, a tasso variabile.

Poi si torna pian pianino per ora di cena, e si passa a salutare tutti, che domattina c’è da metter su un dittatore, dicono. Ma io c’ho già il mal di pancia al contrario.

La nuova canzone

In assenza di un Apicella ufficiale del Partito Democratico, proporrei intanto un Mameli:

C’è una grande confusione dentro te,
tu che ti chiami Africa.
Tu sei tanto giovane,
ma non sei mica un giocattolo.
Non sei terra di conquista ma
più di una battaglia si farà
per rubare ai tuoi fianchi,
momenti santi.

Chissà se Walter riuscirebbe a scriverne una altrettanto azzeccata per Enzo.

Scatola vota

Tutti escono da Alleanza Nazionale. Ora anche Selva, il ladro di ambulanze, ha finalmente preso atto delle proprie preferenze ed è passato alla sponda corretta (meglio tardi che mai), con “il benestare di Schifani” che se l’è preso in casa.

Attenzione, potrebbe essere una strategia per intercettare il voto dei delusi dal Partito Democratico.
Io, ad esempio, se escono anche tutti gli altri voto AN tranquillamente.

Uno, iMille e i centomila

Veltroni è stato convincente. Argomenti già sentiti, perché sono quelli che conosciamo tutti. Ma analizzati con esattezza e con visione: trovatemi un altro che abbia esplicitato come un unico processo la caccia all’evasore e al fannullone. Il problema non è enumerare le urgenze, è trovare prima la forza politica per provare a risolverle, e poi azzeccare le giuste misure per conseguire gli obiettivi. Insomma, il problema è crederci veramente.
Buoni anche i distinguo e i consigli sulle regole per le primarie.

Certo, se il segretario va bene rimane il problema del partito che gli è attorno. Che, per dirne solo una, ha ottusamente (o anche dolosamente) ritardato di un paio d’anni la sua discesa in campo, pilotandoci in questo marasma. Evidentemente ha liberato Walter solo come ultima ratio. Il che non depone bene sulla improvvisamente ritrovata attitudine al cambiamento della classe politica italiana. Mi figuro D’Alema e Rutelli a rosicchiare da sotto la poltrona di Palazzo Chigi. Ma soprattutto mi atterrisce la prospettiva che questa luce dall’alto non filtri affatto nel sottobosco. E’ la forza silenziosa della nomenclatura che renderà inefficace o di breve durata il veltronismo, la permanenza nascosta di un establishment autoreferenziale che lavorerà costantemente per assorbire le eventuali onde d’urto decise al vertice.

Se fosse per l’uno al comando, la proposta de iMille sarebbe ridondante, sorpassata da sopra. Forse è l’esistenza dei centomila che la rende invece significativa.

Furbo è out

A ottantuno anni è anche comprensibile lo sprezzo delle mode.
Qualcuno però avrebbe pur dovuto avvertire Selva che questa primavera-estate va il corretto.
Dopo gli eccessi delle collezioni degli ultimi anni, in cui l’estetica della scaltrezza outré rivestiva interamente il corpo, celandone ingegnosamemente l’impoverimento, parte la stagione delle trasparenze, delle virtù esibite (anche tessute con materiali di riciclo), della rivendicazione ostentata della salubrità epidermica, anche in perverso controcanto alla degradazione evidente della carne viva.
In passerella la Casta.

Caro Gustavo, le consiglio di rinnovare al più presto il guardaroba. Pensi se le dovesse servire al volo un’ambulanza veramente, poi che figura ci fa ad indossare quei panni durante il trasporto?
Ma non li butti, per carità. Che da qui a qualche mese immancabilmente riandranno. A prescindere da chi saranno firmati.

Pingare il Partito Democratico

Si può aderire alla proposta di Luca Sofri di rabbocco generazionale del Comitato per il Partito Democratico.

Nonostante la lista dei nomi da aggiungere sia opinabile.
I nomi sono importanti, ma è più urgente il problema della rappresentatività di una generazione e delle sue istanze. Che, a dire il vero, è comunque meno importante della crisi di competenza della nostra classe politica. Problema a sua volta logicamente subordinato alla questione etica, madre di tutte le istanze. Irrisolvibile senza un processo collettivo di selezione degli amministratori in base alla cura dimostrata verso il bene comune e la collettività.
Insomma, alla fine è una questione di nomi, e siamo al punto di partenza.

Meglio approcciare l’iniziativa da un altro lato.
Il PD finora non piace, per una serie di motivi che mi riservo prossimamente di discutere. Tra cui lo scollamento totale con la cosiddetta società civile, ad onta degli sforzi di comunicazione ed esibizione di primarie già scontate, gazebi e questionari destinati al macero. Oggi ho atteso cinque minuti davanti a uno di questi, perché s’erano portati migliaia di fotocopie del questionario, ma solo due penne. Me ne sono andato urlando “PIU’ PENNE PER TUTTI!”, non credo abbiano capito.

Siamo molto lontani. La prima cosa da capire è se c’è un canale di comunicazione aperto con questa gente che vuole la delega a risolvere i nostri problemi. La proposta di Sofri serve se non altro a questo: a “pingare” il neonato per verificare innanzitutto se un dialogo è possibile.

Ho già provato in passato. Tanto per verificare qualcosa che purtroppo già supponevo, scrissi all’Associazione per il Partito Democratico, offrendo il mio aiuto volontario per servizi che sono tra le mie competenze.

Spett.le Associazione,
mi chiamo Andrea Martines, e sono un esperto in accessibilità dei siti web.
Qui potete scaricare il mio curriculum:
http://commontags.com/docs/AndreaMartines.doc

Il vostro sito non rispetta alcuna pratica riconosciuta di accessibilità ai
disabili, che quindi hanno grosse difficoltà ad accedere ai contenuti
pubblicati.
Sono un convinto sostenitore dellla necessità di arrivare alla costituzione
del Partito Democratico.
Vi offro pertanto il mio aiuto, a titolo del tutto gratuito, per rifare i
template di codice XHTML/CSS, e per rendere il vostro sito accessibile in
base alle linee guida del W3C WCAG e della legge Stanca in vigore (che
regola l’accessibilità dei siti pubblici).

Cordiali saluti, e buon lavoro.
Andrea Martines

Ottenni quasi subito risposta da Livio Frigoli, dell’APD, che effettivamente si mostrò interessato. Mi disse di contattare la società di suoi amici che si era occupata del sito, la Nemo srl di Legnano. Ovviamente nessuna risposta da questi ultimi, né altri cenni da nessuno.
Tentativo fallito. L’atteggiamento è il solito: a) lavori affidati ad amici, b) realizzati con incompetenza, c) chiusura nei confronti di chi evidenzia i problemi, d) esclusione di chi ha le competenze, perfino nel caso le fornisca gratuitamente.

Vediamo se la proposta dei dieci piccoli pidiani avrà più fortuna.

Le primarie per scegliersi l’avversario

Facciamole, chi le organizza? Come si fanno?
Io voto volentieri Luca Cordero di Montezemolo!
E scomodo volentieri l’usabilissimo tag LCMxCDL, per chi volesse sostenere l’iniziativa.

n.b. ogni lettura del presente trafiletto come tentativo preventivo di buttarlo dall’altra parte è del tutto arbitraria, ma non inesatta.