Archivi per la categoria 'autoreferenzialità'

Google self-bombing

E’ bello disporre di statistiche dettagliate

Spulciando con l’attitudine del tecnico surrealista, ieri mi sono accorto di aver ricevuto un utente dalla ricerca su Google per la frase “andrea è brutto“.
E purtroppo non è tutto: risulto persino come primo risultato della ricerca!
Tutta colpa di un mio post precedente, in cui una frase (marcata come STRONG) iniziava con “E’ brutto…”. Mi sono fatto Google bombing da solo!

Ecco la ragione (riparatrice) dell’incipit di questo pezzo.

Apprezzo comunque la diplomazia del cervellone di Google, che all’affermazione “andrea è brutto” risponde immediatamente con il titolo del mio post succitato:
E se ai cinesi piacesse?”

Il nono rischio

Franco Carlini sul Manifesto di oggi, in polemica con Adinolfi:

Forse al severo e preoccupato elenco di Rodotà occorrerebbe aggiungere un ottavo rischio, quello che viene dai troppi che si proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica.

Appoggio la mozione. E rilancio. Ancora Carlini:

chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera.

Non confermo né smentisco, potrei anche essere d’accordo. Ma poiché non tutti i frequentatori della blogosfera sembrano condividere un giudizio così tranchant, che è invece dato per scontato, individuo di conseguenza un nono rischio da aggiungere in calce alla lista: l’avvento di coloro che si “proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica” per chiara fama nel denunciare “i troppi che si proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica”.

Sugli alluci dei giganti

Provo spesso un certo sentimento di insufficienza, se non di provincialismo, riguardo alle nostre infinite discussioni su autoreferenzialità, mainstream o geek, divulgazione o avanguardia. Come se ci trovassimo impantanati in sacche di banalità già superate di slancio in un altrove (certamente oltre le colonne d’Ercole), dove albergherebbero strategie consolidate di gestione di questi dilemmi, a cui noi non siamo ancora arrivati.

Capita invece ancora, fortunatamente (per noi), di imbattersi in scambi di opinioni farciti di analoghi dubbi tra Scoble e Udell (consecutivi uomini-trasparenza di Microsoft, seppure con differenti stili) su come e cosa comunicare a chi con quale linguaggio e giù commenti sull’incapacità di parlare all’uomo della strada eccetera.

Il pretesto era un post di Udell (che in realtà è un noto alpha-geek, più che un divulgatore) che tentava inopinatamente di far usare Word 2007 per bloggare. E’ sembrato subito evidente che Udell parlasse ad un pubblico di incalliti blogger, contrariamente a quanto faceva Scoble a suo tempo. Invece la discussione che ne è originata mostra bene come le idee in proposito siano poco chiare un po’ dovunque, così come i percorsi di comunicazione ed evangelizzazione da intraprendere. A meno di non ipotizzare che Microsoft ormai sia uscito dal circolo delle idee chiare e distinte in materia, ipotesi tutto sommato ragionevole.