Archivi per September, 2007

I tagli bassi del Giornale

Vedete come il web riesca a rigenerare anche istituzioni ormai vetuste come il giochino della caccia al tesoro?

Portmeirion e Sofri (con la complicità di Mantellini) stanno giocando a rivelare le fonti online scopiazzate dal Giornale. O forse, più correttamente, è la redazione del quotidiano che sta giocando a fare la testata giornalistica.

Come che sia, non ci vuole più di mezz’ora per partecipare. Non serve neanche abbondante colla vinilica (non a noi).
Questo su Affari Italiani di Libero il 29/9:

A fare da ago della bilancia dopo il voto di domenica sarà probabilmente il blocco Volodymyr Lytvyn, dato nei sondaggi al 6%. Lytvyn, ex-presidente della Rada durante la rivoluzione arancione, è noto per essere stato un uomo dell’ex-Capo di Stato Leonid Kuchma. Con l’appoggio di Lytvyn e dei comunisti, il partito del premier Viktor Yanukovich potrebbe raggiungere la maggioranza in parlamento e formare così il governo. Ma Lytvyn non ha svelato le sue intenzioni. Politico di lungo corso, sganciato dalla recente dicotomia tra filo-russi e filo-occidentali, potrebbe anche optare per un’alleanza con Nostra Ucraina e la Tymoshenko.

Ecco invece il Giornale del 30/9:

Ma a fare da ago della bilancia dopo il voto sarà probabilmente il blocco Volodymyr Lytvyn, dato nei sondaggi al 6%. Lytvyn, ex-presidente della Rada durante la rivoluzione arancione, è noto per essere stato un uomo dell’ex-Capo di Stato Leonid Kuchma. Con l’appoggio di Lytvyn e dei comunisti, il partito del premier Viktor Yanukovich potrebbe anche sperare di raggiungere la maggioranza in Parlamento e formare così il governo. Lytvyn non ha però svelato le sue intenzioni e potrebbe anche optare per un’alleanza con Nostra Ucraina e la Tymoshenko.

Anche il seguito dell’articolo sembra poi ricalcato sulla struttura del preesistente ipotesto (che poi Genette chiama così i testi che ne originano altri, detti questi ultimi “ipertesti”. Per dire che pure noi parole ne rubiamo).

Nell’occhio della classifica

Pare che da stamani Blogbabel abbia rivoluzionato i criteri della sua classifica. Dico “pare” perché incredibilmente dopo quest’esplosione, che ha sbalestrato altrove il ranking di tutti gli altri, io sono atterrato sulla stessa identica mattonella.

Che può anche essere una coincidenza. Oppure può essere che non si riescano a trovare indicatori capaci di creare una seppur minima osmosi tra i primi 194 e tutti gli altri. E in quest’ultimo caso comincerò a lambiccarmi anch’io.

Nel mio piccolo, ad esempio, l’altro giorno ho inserito in un mio post un link ad Excite Magazine, con immediato gaudio dell’apposito collega responsabile dei contenuti: peccato che proprio il mio stesso link abbia consentito a quel blog di scavalcarmi in classifica (e non me n’ero accorto).
Alla faccia dell’economia del dono! Ma io, se riesco a convincere Ludo a creare un “link negativo” che valga meno uno, glielo commino come una fatwa!
Beh, va bene, per stavolta mi sacrifico per favorire il ricambio. Però, ragazzi, allora c’hanno ragione i giornalisti: mai fidarsi di un blog!

La mappa delle forme errate

Di tutta la paginona del Foglio di ieri dedicata ai blog, l’unico brandello di nuova conoscenza acquisita è nella frase di Sandro Fusina “redarre un primo catalogo”. Armato di sogghignante sarcasmo, ho aperto il fido Gabrielli, certo di non trovare il vocabolo incriminato:

redàrre, forma verbale errata invece del corretto redìgere, foggiata sul pp. m. redàtto.

Bella sorpresa! Nel dizionario trovano posto anche le forme errate. Che teoricamente sarebbero infinite, perché si può sbagliare in tutte le direzioni. Ovviamente sono degni di inclusione solo gli errori “qualificati”, che sono largamente diffusi e dipendenti da deviazioni in qualche modo comprensibili.
A me piacerebbe averli in un fascicolo a parte del vocabolario, tutti questi errori giustificabili. Testimoni della vitalità irrefrenabile della lingua, ma anche di come si possa facilmente giungere a conclusioni sbagliate da premesse corrette.
Qualcosa insomma di analogo alla istruttiva mappa delle opinioni sbagliate sui blog che il Foglio ha ritenuto di concentrare nella suddetta paginona.

PallacordaCamp

Dopo l’imprimatur del filosofo Sartori e la sinistra evocazione delle armi di Mazza, si mormora che Grillo stia per calare da Genova per la presa di Annozero (dove sono rinchiusi i dissidenti al regime), al grido zenacampista di “Liberté, egalité, trenetté“. Tutto torna.

Er popolo romano chiede

Non sesterzi ma, da un paio di giorni a questa parte: “Chi cazzo è Zac Efron?”.
Che dai giornali pare abbia preso possesso di Roma, senza che alcun Papa si sia mosso a fermarlo.
Anche stamattina, un poliziotto ha alzato gli occhi dal Messaggero e l’ha domandato alla barista. Che si era già informata (pare sia un divetto di nicchia Disney Channel).

Anch’io, fino a poco tempo fa, mi sarei felicemente limitato al chicazzè.
Date le cattive frequentazioni, oggi un blogger in questi casi finisce invece per farsi domande d’inaudita perversione come: “ma sono io ad essere inopinatamente uscito dal mainstream (e quando? come?), o sono i media generalisti che mi stanno propinando per sbaglio una scaglia della coda lunga?”.

Corazze

Ormai tre anni di lavoro filati senza incidenti, speriamo continui a reggere, che è sempre stato il più bravo di tutti.
E’ veramente un piacere vedere Robert Downey Jr chiamato a impersonare Tony Stark. Per certi versi, una scelta inevitabile e carica di significati. Infatti mi aspetto che l’altro ricambi prima o poi il favore.

Migliorismo grillino

Tra le leggi di iniziativa popolare promosse da Grillo nel V-day la più benignamente accolta dai corsivisti è quella che comporterebbe l’ineleggibilità in parlamento dei condannati. Certo, con problemi accessori: includervi gli imputati in attesa di giudizio finale equivale a consegnare le chiavi della politica italiana alla magistratura; se li si esclude, le si consegnano invece agli avvocati dilazionisti (che ormai la strategia difensiva più efficace è la facile ricerca della prescrizione).

L’iniziativa di Grillo muove da un call for ideas lanciato nel suo post “Reset” dello scorso anno. Sono ancora convinto che la soluzione che proposi nei commenti sia migliore di quella finale adottata. La ripropongo qui sotto, perché al tempo questo blog non esisteva (che qui si è appena nati, e il tempo non passa mai). E’ un tantino più “celoduroancheasinistrista” dell’altra, coinvolgendo non solo l’eleggibilità ma anche il diritto di voto. Ma qui, se non si fosse ancora capito, la priorità è l’efficacia delle soluzioni, non la decodifica del loro DNA politico.
Tu chiamala, se vuoi, eugenetica democratica.

Propongo di cominciare a definire degli strumenti legislativi per riformare gli istituti dell’eleggibilità e dell’accesso ad incarichi pubblici, nonché del mantenimento del diritto di voto.
Si potrebbe chiamare un PATTO DI PARTECIPAZIONE CIVILE, che subordini questi diritti al mantenimento di un comportamento adeguato rispetto al relativo diritto e, più in generale, alla convivenza civile in uno stato ordinato da regole.
Attualmente l’interdizione (temporanea o permanente) dai pubblici uffici è relativa solo al penale, è erogata come pena “accessoria” e soprattutto è legata semplicemente al numero di anni della pena, senza alcun riferimento al merito del tipo di reato.
Vi propongo invece, in estrema sintesi, di:
1) Individuare in dettaglio tutti gli illeciti civili e i reati penali che configurino danni specifici al funzionamento dello stato, o che evidenzino incompatibilità etiche con uno o più dei suddetti diritti di partecipazione. Truffa, peculato, corruzione, concussione, falso in bilancio, aggiotaggio, associazione a delinquere o sovversiva o mafiosa (e loro appoggio esterno), reati verso la pubblica amministrazione… Ma anche evasione fiscale, falso in atto pubblico, omissione d’atti d’ufficio, incitazione a delinquere…
2) Per questo insieme di illeciti e reati, proporre una riforma dei codici che preveda specifiche restrizioni (naturalmente pesate a seconda della gravità, e per lo più temporanee) ai suddetti diritti di partecipazione, come effetto di accertamento o condanna definitiva. Si può anche conservare la nozione di “pene accessorie”, ma l’importante è che, una volta accertati i comportamenti, vengano inderogabilmente applicate, escludendole quindi dagli istituti della prescrizione, della condizionale, di sconti di pena e indulti.

Un’iniziativa legislativa del genere porrebbe le basi anche per un rinnovamento concreto della classe dirigente, ma soprattutto affiderebbe ai cittadini la responsabilità di far corrispondere gli opportuni comportamenti ai diritti civili goduti. Cominciando ad emarginare dalla partecipazione alla società civile la parte di popolazione che ancora fa della disonestà un vanto.

Stream of consciousness, 11/09/01

Vieni a vedere che succede qualcosa, ma dove? in america, mi sa un aereo ha preso un grattacielo (cazzo), fai vedé?!

Ma questa è la cosa più grave accaduta dalla seconda guerra mondiale! Con questa cosa dovremo fare i conti per tutto il resto della nostra vita. Servirà tutto il secolo per normalizzarla.
Non riesco ad evitare di pensare che sia stato Bush, è quello in assoluto che ne trae più vantaggio. Da coglionastro eletto (forse) con un pugno di voti, senza uno straccio di politica estera, acquista un potere enorme. Quelli rovesciano tutto l’avanzo primario accumulato in questi anni nelle tasche delle lobby di armi che ne hanno appoggiato l’elezione, e invadono tutto il medioriente. Facendo così il gioco dei terroristi, peraltro.
Naaah, non esageriamo, dai, queste son paranoie.
Paolo al telefono, ma hai visto che siamo in guerra? Guarda, io spero solo che si fermi qui. Il Pentagono è il loro ministero della Difesa, l’hanno attaccato: aspettiamo, che questo sembra tanto uno scenario di preparazione di un attacco nucleare, con tanto di diversivo per provocare caos. Ma di chi?? E checcazzo ne so, forse la lega araba si è coesa segretamente ed organizzata per palesarsi all’improvviso come potenza. La Corea non gliela fa a fare sto casino. Non ne vedo altri.
Vabbè, dai, è stata Al Qaeda, non può essere altrimenti. Ti ricordi che due mesi prima di Genova pensavamo Bush, Berlusconi, Aznar, Chirac tutti insieme, ma ci dispiacerebbe tanto se Bin Laden facesse qualcosa al G8?.

Cambia tutto, qui cambia tutto: si stava lavorando agli scudi stellari, ora il pericolo viene da dentro, sbuca dal quotidiano, non ha più senso quel tipo di difesa dei confini.
E l’america attaccata, mai successo da quando esiste, chissà se la coscienza della vulnerabilità li renderà più simili a noi, ai paesi abituati dalla storia a essere attaccati, invasi…
Anche la privacy verrà del tutto sacrificata alla sicurezza, dopo questo.
Ma cambia proprio la direzione culturale del mondo: noi stiamo a menarcela con il postmoderno, e veniamo assaliti dal premoderno, qui si scatenerà una guerra di civiltà in cui l’occidente dovrà per forza aggrapparsi ai valori della modernità minacciati, alla ragione illuminista, al pensiero logico, all’idea di progresso… Questo in effetti non ci dispiace.
Cambia tutto…

Non riesco a capire se ho visto il secondo schianto in diretta, poco prima parlavano solo di una torre colpita, ma forse ero ancora io in fase di acquisizione dati: non so perché, ma mi angoscia pensare di averlo visto in diretta senza averne coscienza. E mi vergogno persino di questa angoscia, che mi sembra brutta.

Si sta sbriciolando, incredibile. Vuota, è ovvio, l’avranno evacuata da tempo. Ma che risultato che hanno ottenuto, sicuramente mica si aspettavano di riuscire ad abbatterla! E il giornalista che racconta che sta crollando, è così poca cosa. Quanto può essere inadeguata una frase rispetto all’enormità di quello che racconta! Ora cadrà pure l’altra, che il crollo della prima avrà destabilizzato il terreno. Vuota, a maggior ragione. Che non è possibile vedere in diretta la morte.

Indennizzi mostruosamente proibiti

Speriamo che la mossa di Jobs faccia scuola.
Visto il repentino calo subito dopo l’esordio, potremmo riuscire ad avere indietro anche da Prodi un buono di fiducia valido per il prossimo governo.

Un giocattolo in meno oggi per un lavoro in più domani

La Mattel non ha digerito la vernice al piombo dei suoi giocattoli, ed è passata all’attacco dei suoi fornitori cinesi.

Paolo legge nella vicenda una strumentalizzazione in prospettiva anti-cinese, domandandosi a chi giovi.
Io non fatico a credere in ipotetiche campagne di opinione per provocare accelerazioni alla normalizzazione degli standard di lavoro asiatici.
Il sistema di welfare americano mi sembra basato sul fatto che alla bassa copertura di servizi di base corrisponda una vasta disponibilità di posti di lavoro, per consentire a un’ampia fascia di popolazione di pagarsi quei servizi. Se le aziende spostano (come stanno facendo in massa) la produzione fuori dagli USA il sistema entra in crisi, e ad un certo punto qualcuno si troverà costretto, per mantenere il consenso politico, ad ampliare la copertura sanitaria, ripensando la struttura economica secondo una concezione “europea”.
Insomma, sta diventando ragion di stato frenare la delocalizzazione galoppante, facendo in modo che la Cina elevi il livello di qualità (e quindi i costi di produzione) e rispetti i diritti dei lavoratori garantiti nei paesi occidentali, per invertire la tendenza. Il quadro geoeconomico torna.
Per noi ancora di più, che non essendo più competitivi per qualità proviamo ad esserlo con il taglio dei costi (che non si può più fare la svalutazione competitiva, unica manifestazione del genius italicus nel secolo breve appena passato).

Traducendo in concreto questo universale afflato macroeconomico Nicola ha deciso di attuare un boicottaggio nei confronti dei prodotti della Mattel, responsabile di sfruttamento dei lavoratori e minaccia alla salute dei bambini. In realtà, privare i figli di quei giocattoli sembra piuttosto oggi l’unico mezzo disponibile per non ritrovarceli dentro casa fino ai cinquant’anni.

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