Archivi per May, 2007

Chanson Ségocentrique

Strofa 1:
Io conoscevo un tipo che è partito per la Francia picchiatore fascista ed è tornato anni dopo jospiniano di ferro.
Come abbiamo fatto a perdere per strada il miglior governo di sinistra europeo degli ultimi vent’anni? Invece di valorizzare quel capitale, con benefici per tutta l’Europa, si è lasciato che l’incidente elettorale lo disperdesse completamente. Ségo non basta.

Strofa 2:
Purtroppo il credito acquisito da Bayrou e la debolezza socialista spingono anche lì verso un Partito Democratico. Ma indovinate chi ne avrebbe le chiavi adesso?

Strofa 3:
In germania non ha vinto la Merkel (ha pareggiato quando i sondaggi la davano stravincente da mesi), in francia non ha vinto la Royal.
Che sia di monito per le primarie americane: seppure più centrista di Obama, e nonostante la conversione di facciata al rutellismo, siamo sicuri che il ventre molle orfano di dabliu sia disposto a votare Hilary?

Chi non parla con me, pesto lo colga!

Venuto proprio bene, lo ZenaCamp: atmosfera solare, organizzazione marziana, buona affluenza venerea. Logistica un po’ plutonica all’inizio, tra caldo e folla, ma compensata dalla splendida collocazione del Palazzo Ducale, che già conoscevo.

Ho presenziato a qualche curiosa non-conferenza e instaurato molte non-conversazioni.
Perché non aspettatevi di riuscire a mettere a fuoco conversazioni strutturate e conseguenti lì dentro: dal mio angolo di visuale, la blogosfera italiana è un luogo fervente di conversazioni partecipate e interessanti, che si eclissano solo in corrispondenza dei Camp (e, parzialmente, nei suoi dintorni temporali per quel certo alone di autoreferenzialità che pervade le discussioni). Il pianeta BarCamp proietta un cono d’ombra sulla blogosfera.

Per me, in particolare, che sono lento nel recepire idee e metodico nell’elaborarle, la conversazione accidentale e distratta in luoghi affollati non è molto fruttifera. In genere solo tempo dopo mi accorgo di spunti raccolti lì che hanno inaspettatamente gemmato. Questo è ancora il mio post “a caldo”, figuratevi.

Primo presagio di socialità distorta al bancone del bar scendendo verso palazzo: con la scusa del tempo un indigeno cordialmente offremi di accompagnarlo in viaggio agli antipodi, a Sidney, che “là te la danno”, declinato gentilmente perché tutto sommato talvolta anche qua.
Come questa premessa abbia in qualche modo stabilito il mio mood della giornata l’ha colto perfettamente Alberto, immortalando il mio attonimento.

Dentro, saluto una ventina di facce conosciute, annetto qualche mio peculiare sproloquio autistico, si discetta angelicamente sugli assenti (bene sui santi, male sui profeti) e mi getto sulla focaccia. Poche ma soddisfacenti lunghe conversazioni, specie con Luca Mascaro, in attesa di essere interrotti da qualche telecamera vagante (qui urgerebbe già un link, ma figuriamoci, qualche videasta è in ritardo di 3 camp ormai!). Come è d’uopo, cazzeggio in ordine sparso con la pattuglia consolidata dei romani.

Cerco le 21 differenze fra il bell’intervento di Dadda sugli oggetti inusabili e la sua identica presentazione in Confindustria giorni prima, che avevo visto online. Qui è molto più partecipata, forse anche perché, come giustamente il prof Epifani mi faceva notare, capace che quegli oggetti li avevano fatti proprio gli spettatori in platea di Confindustria!

A ben vedere, l’affinità sbandierata tra gli interventi concatenati di Mitì (il blog come scrigno della memoria) e di Tambu (su alcuni blog di novantenni) è convertibile al contrario in irriducibile alterità: più ci allontaniamo dall’evento vissuto e più il suo ricordo sfuma in una deriva narrativa, che altera i contorni del fatto per farlo rientrare in una ratio retrospettiva. Insomma, forse non c’è niente di più lontano dalla funzione di conservazione della memoria del blog geriatrico aperto, tenuto e stimolato dai bisnipoti degli ottuagenari.

Giù a pranzo gridiamo “bacio, bacio” al passaggio degli sposi, poi entro con alcuni (Tommaso, Alberto e una tipa simpatica di Tiscali troppo dedita al lavoro) e finisco al tavolo con altri. Mi scuso con Antonio (che avevo inopinatamente chiamato Davide). C‘è qualcosa di allucinogeno nelle cibarie, stavolta. Alessio Iacona si ricorda di quando ero etoile all’Opera, io mi ricordo quando lui era a Samarcanda. Sofi chiama me “maestro”!
Ritorno del rimosso con Sonetti ed Elena, di quando trascorrevo sere intere a Trastevere a chiacchierare in endecasillabi. La seduta prosegue in piedi al bar con Tiziana: lei è riuscita infine a fondere i due coté, l’umanistico e il tecnologico, io li ho incrociati in tutti i modi possibili e sono ancora separati in casa. Mah!

Nel pomeriggio tante belle menti provano ingegnosamente a infilare il pezzo quadrato nel buco rotondo, dando sempre l’impressione che, con appena un altro sforzo…

Luca punta a un modello di riduzione della complessità (senza degradazione di qualità) nella progettazione centrata sugli utenti, perché il modello di perpetual beta non va bene per tanti progetti, ad esempio le intranet. Purtroppo non ho scorciatoie pronte. Con l’esperienza di qualche intranet alle spalle (tra cui TIM e INPS), a me basterebbe semplicemente una percentuale non marginale dell’adozione di strategie UXD nell’Information Technology italiana.

Fabio introduce al coworking (no, non c’entrano le mucche), che nel suo brainstorming assume l’identità di una sorta di ibrido tra l’office rental e il centro sociale 2.0, che io, in assenza di valley, battezzo Silicon House. Interessante, ma serve una massa critica di addetti ai lavori che condividano i nostri interessi, e a Roma non credo ci sia ancora. Se ne riparlerà. Intanto, apprendo dell’esistenza del VentureCamp, vediamo cosa ne esce.

Nicola ragiona intorno a una possibile metafora di democrazia 2.0, suscitando le perplessità di Gaspar, secondo cui quelle ardite speculazioni non sono affatto aderenti alla nostra consuetudine politica. Effettivamente, forse la distinzione scolastica tra democrazia rappresentativa (in cui siamo immersi) e democrazia diretta rende conto della differenza tra le due posizioni: quasi ogni discorso intorno alla declinazione in rete del concetto di democrazia fa riferimento al modello della democrazia diretta, sbilanciato tra l’inattingibile passato della polis greca e le prospettive futuribili che una volta sarebbero rientrate sotto l’etichetta del socialismo utopico. Anche qui, serve un supplemento di elaborazione.

Il clou nella sessione plenaria Blogbabel-Valdemarin, dove le rilevazioni quantitative di Ludo tracimano naturalmente in quelle qualitative e riepilogative di Paolo.

Tante non-conversazioni possibili sono mancate all’appello: dagli appena salutati che erano inizialmente nel mio mirino (Lele, Claudio, Massimo, Vittorio, Marco…) a quelli che mi prefissavo di approcciare, come Eio (non ero sicuro che fosse Elui), Maistrello e Giovanni Calìa. Non così fortunato Kurai, sul cui corpo stremato ho infierito in uscita con vaghi farfugliamenti. Fuori, solo qualche aggiornamento con Folletto sul caro estinto. E, naturalmente, il grande Mucignat come perno centrale di confronto lungo tutto il weekend.

Poi, a margine, qualcosa di più vero che ogni tanto mi veniva a cercare su a Mentelocale. E alla fine mi ha trovato, e ce ne siamo andati a passeggio.

Comunismo reale

primomaggio.pngI Comunisti Italiani hanno pensato bene di usare il seguente slogan per il Primo Maggio, estratto da una canzone della Banda Bassotti: “Sulla pelle il sudore ha lo stesso colore”.
Naturalmente, è vero l’esatto contrario: in se’ trasparente (cioè di colore uguale per tutti), se posato su qualcosa ne assume il colore, apparendo quindi diverso a seconda della pelle.

Condivisibile l’intento, ma il risultato va in direzione opposta.
Che mi pare poi l’essenza della sinistra italiana.

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