Archivi per April, 2007

Perché uso Twitter? Già, perché?

Su cortese ma imprudente invito di Nicola, e nonostante abbia già coniato in passato l’apposito termine di Pervasive Sharing per descrivere il fenomeno, spiego qui di seguito i motivi del mio compulsivo utilizzo di Twitter:

  1. Sono impegnato nella definizione clinica della psicopatologia del “leggone”, l’equivalente online del guardone, di cui il twitteratore costituisce perfetta incarnazione. Usando il metodo Stanislavsky, sono obbligato a rimanere in lettura, senza postare;
  2. Lo utilizzo per depistare i clienti in occasione di mostruosi ritardi di consegna: l’assenza di aggiornamenti li convince che sto lavorando a tempo pieno sul loro progetto;
  3. E’ un catalizzatore dell’assenza di attenzione: se c’è un punto fermo, è che a questo servizio non presterò mai attenzione. In questo senso è il modello ideale di servizio da contrapporre all’Information Overload;
  4. Mi serve come ambiente di preparazione e postparazione allo svolgimento del NoCamp

Sono tra l’altro lieto di annunciare la recente nascita del mio personale Tumblr: un aggregatore di citazioni esemplari dell’enorme grado di disinformazione insito nella nostra quotidiana rimediazione dei contenuti.

Limbo Kid

Finalmente i bimbi non battezzati spiccano il volo verso il Paradiso.

Pare che il sovraffollamento fosse diventato “un problema pastorale urgente”, vista la proliferazione dei genitori non cattolici e l’aumento degli aborti.
Così Ratzinger ha firmato l’indulto.

Vediamo se per una volta la fedeltà politica alla linea del Vaticano può sfociare in qualcosa di positivo. Magari per analogia.
Quando tocca ai CPT?

L’HTML fa dimagrire

Casualmente stamattina ho sentito Eugenio Finardi intervistato a Radio Rock: ha confessato che a forza di smanettare sull’HTML del proprio sito ha perso dieci chili.
Forse c’è un eccesso di javascript nella mia dieta.

Shot happens

Il massacro al Virginia Tech non è una fatalità, né tantomeno un mero effetto collaterale delle peculiari “libertà” sancite dalla Costituzione di Jefferson.
Non esistono tratti ancestrali di una civiltà che non possano evolvere sotto la pressione dei tempi e il mutamento delle priorità economiche.
Un secolo fa l’etica protestante del risparmio fu abilmente piegata dalla cultura indotta del consumismo.
Il tabagismo ha fatto parte integrante della mitografia americana fino a quando si è deciso che il bilancio statale non poteva continuare ad assorbirne gli ingenti costi medici (o fino a quando la relativa lobby non ha perso qualche guerra).

Arroccata attorno a interpretazioni strumentali del Secondo Emendamento, l’amministrazione Bush continua a propagandare la battaglia ideologica del diritto individuale all’autodifesa armata, orientando la pubblica opinione verso la spirale della paura (nel senso dipinto da Michael Moore), nonostante sia trasparente la sua compromissione con la lobby delle armi, principale cassaforte delle vittoriose campagne presidenziali. E nonostante sia evidente che queste tragedie proliferano laddove c’è libera vendita di armi da fuoco.

Io sono pessimista: ho idea che lo stesso concetto di “conflitto d’interessi”, sulla cui regolazione s’incardina la condizione stessa di mantenimento di un ordine democratico, stia cedendo sotto l’imbarbarimento generico delle capacità critiche: stanno semplicemente diminuendo gli occhi capaci di vederlo, e di scandalizzarsene.

Qui è già successo. Ancora per un po’ saremo immuni, invece, dall’invasione dei supermarket del piombo, protetti dall’orrore di queste immagini. Queste, per fortuna, le vediamo ancora bene.

Regole a bassa asseveratività

Può capitare di doversi immettere sulla Casilina, nell’ora di punta, da una stradina laterale senza semaforo né diritto di precedenza! Magari verso le 16.30. Quando si è appena formato quel lento rettilone che scorrerà ininterrotto per 3-4 ore.
Ma la regola c’è: devi dare precedenza, e affrontare l’incrocio SOLO quando non sopraggiungano veicoli sulla strada principale.
Che regola è mai questa, che mi obbliga a stare fermo tutto il pomeriggio a un crocicchio, in attesa del diradarsi notturno dei veicoli?

Beh, è di quelle regole facilone e pressappochiste che esistono in tutti i paesi del mondo, in nessuno dei quali determinano una nostra reale permanenza all’incrocio. Il problema è che non possono essere definite in modo più vincolante, perché si riferiscono a obblighi che debbono essere considerati flessibili a seconda dei contesti, i quali sono troppi per essere normati tutti esplicitamente.
L’ipercodifica danneggerebbe l’intellegibilità del codice, e farebbe quindi più danni dell’ipocodifica.

Associazioni a castigare

Tutto bene, quindi, almeno finché qualcuno non si ingegni per sfruttare questo bug dei sistemi di regole.
E se un vigile ti si piazza all’incrocio suddetto, di nascosto? Non hai alcun appiglio nel codice, come già detto: se ti arriva una multa perché sei passato “sebbene altri veicoli con diritto di precedenza si apprestassero all’incrocio” non puoi fare niente.
O meglio, sei soggetto ai rigori della legge pur avendo ragione.

Può dunque capitarti di includere in itinerario cittadine spiantate (quasi tutte) le cui Amministrazioni si finanzino ormai prevalentemente con agguati della stradale ai pirati notturni dei 55 all’ora. “Le regole…”

Può succedere anche che qualcuno si metta di punta a comminarti multe ogni volta che scarichi il furgone, solo per provare a fugare l’imbarazzo eventuale di avere prima o poi un genero che scrive in ideogrammi. “Le regole sono uguali per tutti! Protesti? Allora è vero che non volete sottostare alle regole occidentali!”. Il cappio delle regole è disegnato per stringersi da solo intorno alla gola dei malcapitati.

Succede (in Italia molto più spesso che altrove) di trovarsi a fronteggiare l’arroganza di chi brandisce questa zona d’ombra delle regole come minaccia o rappresaglia. Gli italiani sono usi a darsi reciprocamente del “buffone” senza ulteriori complicanze, fino a che non incappano nei legali dei bucanieri delle regole.

Ancora più frequente è l’applicazione selettiva di questo tipo di regole sottocodificate come giustificazione per azioni che hanno altre (più o meno lecite) motivazioni. Un editore può così decidere legittimamente di chiudere il tuo blog personale ospitato dalla sua piattaforma in effetto del riscontro di infrazioni alle regole di Netiquette (da leggere l’ottimo riassunto di Vittorio). Per fortuna, in questo caso l’operazione è stata pubblica, e La Stampa si è esposta liberamente al giudizio di chi pensa (come il sottoscritto) che il suo uso dissennato delle regole nascondesse in realtà una censura sui contenuti, peraltro francamente evitabile.

E adesso sfogliati!

Quasi dimenticavo di partecipare al CSS Naked Day: oggi niente fogli di stile per Andreamartines.com.

Standardistas of the world, unite!

RitaliaCamp, tra il dire e il fare…

Io esprimo il disappunto di chi si aspettava che l’evento fosse organizzato con l’intento di darsi una struttura per cominciare a lavorare concretamente dal giorno successivo. Gran parte degli astanti, dai commenti che mi è capitato di raccogliere, si aspettavano la definizione di tavoli di lavoro, la discussione sulle metodologie di organizzazione e sui workflow, sugli strumenti di collaborazione (che tanto decantiamo) da utilizzare, sul “chi decide”, e via discorrendo.
Da qualche giorno era apparso chiaro che non sarebbe stato così, che non era nelle intenzioni né tantomeno nelle capacità degli organizzatori. Ma allora non andava ventilato affatto il proposito, sempre ribadito, di produrre un documento finale in giornata, se non erano stati predisposti strumenti per farlo concretamente.
Va detto, a scanso di equivoci, che chi covava malumore per lo svolgimento non operativo della giornata non sembra abbia mosso un dito per cercare di ribaltare la situazione: semplicemente si aspettavano che qualcuno si fosse preso la briga di svolgere il lavoro più rognoso (trovare le forme per incanalare un flusso destrutturato in direzioni operative coerenti). Mi metto anch’io tra questi, che non hanno avuto la forza di proporre una gestione alternativa dell’evento, pur colloquiando per tutto il giorno con gli organizzatori (il cui impegno è stato comunque enorme, c’è da riconoscerlo).

La forma Barcamp non è minimamente adatta all’uopo. La sua connotazione di brodo primordiale è talmente lontana dalla politica del “fare” che si rischia anzi ormai che passi come una meteora in Italia senza lasciare segni concreti di produzione collaborativa al suo interno, né capacità di proselitismo verso l’esterno. Sarebbe grottesco generare delle caste concentriche di influencer, coccolate dalle aziende, che non hanno alcuna influenza fuori di se’ stesse.

La parte dei presenti che si aspettava un Barcamp vero e proprio non sembra essere rimasta soddisfatta dal parco degli interventi.

Surreale l’iniziale tentativo di brainstorming tra 250 persone, con Goetz nella parte di Totti e Gattuso.

L’atteso insider Ottolini non ha fatto opera di outing, come tutti attendevano, ma si è limitato ad esporre qualche opinione generica di politica del turismo italiano, tra il banale (tanto da provocare l’irritato e rumoroso abbandono di un gruppo di uditori) e l’improbabile (italia.it come sito di commercio elettronico, o la proposta di sconfiggere la delinquenza organizzata al sud). Per scongiurare eventuali tentativi di linciaggio, si è fatto scudo della prole lungo tutto l’intervento, vecchia volpe.

Il contestato presidio di IBM, nella persona del dott. Previtera, vice presidente dei rapporti con le PA, ha trovato buon gioco nello scaricare alcune colpe sulla parte assente, il committente, mentre ha fatto mostra di essere bonariamente aperto ad accogliere gran parte dei rilievi sottopostigli.
Dottor Previtera, la timeline è chiusa: quando il portale va in esercizio, time is over. Il risultato dev’essere, in quel punto, qualitativamente adatto al soddisfacimento degli obiettivi e dei vincoli definiti dal capitolato di gara. Poi eventuali miglioramenti apportati possono mirare al conseguimento dell’eccellenza, non certo al salvataggio dal ridicolo.
Attendo comunque il completo adeguamento del portale alla legge Stanca sull’accessibilità, obiettivo da lei annunciato come prossimo, “questione di giorni”. Da questo valuteremo la serietà dei propositi esposti nel suo intervento.

Melanconici i commiati (sia al Camp che nel comunicato): dovevano esprimere un “eccoci pronti a lavorare, ognuno sa cosa deve fare”; sono suonati invece come un “non perdiamoci di vista”. E va bene, non perdiamoci.