Archivi per March, 2007

IBM sponsorizza Ritalia

Sulla falsariga dell’ottimo San Lorenzo, IBM Italia ha comunicato la sua disponibilità alla fornitura gratuita di tarallucci e vino a tutti i partecipanti al RitaliaCamp.

Contestualmente verrà inoltre distribuito un buono gratuito, tramite il quale è possibile recarsi un sabato in un determinato locale convenzionato per mangiare a volontà fino a un importo massimo di 45 milioni di euro. Purtroppo pare ne sia stata stampata una sola copia.

Too Passionate!

Forse fin troppe parole in giro per esprimere la solidarietà a Kathy Sierra. Si rischia di diluire confusamente le risposte a molteplici discorsi intrecciati nella vicenda, risposte che invece devono suonare chiare e sonore:

  1. Le minacce di morte: si faccia la denuncia e indaghi la polizia. Scovando dai log i colpevoli, e facendogli pagare la bravata (perché sembra onestamente che di questo si tratti) come se fosse una minaccia reale.
  2. I blogger (anche autorevoli) misogini e razzisti: sono evidentemente degli imbecilli. Si emarginino, sputtanandoli collettivamente con i mezzi propri della blogosfera.
  3. Chiusura o meno dei commenti agli utenti anonimi: mi sembra necessario in questi contesti. La tecnologia espande la portata della nostra vita pubblica, esponendoci a questo tipo di attacchi. Non è antidemocratico pretendere come condizione della conversazione la reciprocità di tracciabilità dalla platea dei nostri interlocutori.

Europèdia

Ovvero, la dimostrazione che anche la comunicazione pubblica può utilizzare creativamente gli strumenti di interattività più avanzati, con un approccio felicemente crossmediale.

Per il cinquantennio dei Trattati di Roma, i miei amici Andrea Genovese e Stefano Diana di MAP hanno realizzato per il CIDE il progetto Europèdia, un ambiente interattivo itinerante:

Al centro di Europèdia c’è l’interactive mirror,
un’installazione video resa interattiva da speciali
sensori.

Schermi a specchio, volti e parole eloquenti,
una visual poetry attraverso cui viaggiare
al cuore dell’ Europa_unita.

Altre soluzioni di interaction design caratterizzano
questo inedito format di comunicazione pubblica.

Wi-Fi (internet senza fili) per offrire l’accesso
alla piattaforma web di www.europedia.it e al suo geoblog.

Bluetooth per la trasmissione continua di contenuti
su mobile: un’ambient music che mixa la Gymnopédie
di Erik Satie con le altre sonorità europee e i wallpaper
con le immagini degli eventi.

Matrix code, per leggere subito sul mobile
le informazioni pertinenti da Wikipedia
(la famosa enciclopedia collaborativa on line)
e dal geoblog di Europèdia.
Sono degli innovativi codici a barre
bidimensionali, diffusi sul territorio urbano
e nell’ambiente interattivo, capaci di essere letti
dai camera-phone come web link.

Geoblog per “agganciare” ai luoghi significativi
della storia europea, pubblicati sulla mappa
interattiva, le diverse interpretazioni-emozioni
che i cittadini vi annoteranno scrivendo, fotografando,
inserendo video, linkando altre risorse
del social web (YouTube, Flickr, Del.icio.us).
Per scrivere storie sulle geografie.

Avatar per ascoltare le voci degli “spiriti guida”
della grande avventura europea: le sagome dei Padri
fondatori rese sculture sonore interattive.

Fino al 27 marzo a Roma nella Galleria Alberto Sordi. Poi in giro per l’Italia, Torino e Lecce in primis.

Google self-bombing

E’ bello disporre di statistiche dettagliate

Spulciando con l’attitudine del tecnico surrealista, ieri mi sono accorto di aver ricevuto un utente dalla ricerca su Google per la frase “andrea è brutto“.
E purtroppo non è tutto: risulto persino come primo risultato della ricerca!
Tutta colpa di un mio post precedente, in cui una frase (marcata come STRONG) iniziava con “E’ brutto…”. Mi sono fatto Google bombing da solo!

Ecco la ragione (riparatrice) dell’incipit di questo pezzo.

Apprezzo comunque la diplomazia del cervellone di Google, che all’affermazione “andrea è brutto” risponde immediatamente con il titolo del mio post succitato:
E se ai cinesi piacesse?”

Collezioni di sabbia più fine

Melanconica scoperta: oggi Gaia Giuliani ha recensito su Repubblica una collezione di sabbia senza nemmeno citare il celebre saggio di Calvino sull’identico argomento, che diede il nome a una splendida raccolta saggistica.

In una mia vita precedente mi affezionai a quella metafora della “sabbia come modello della disgregazione del mondo e del discorso su esso, entropizzato in una collezione seriale di parole i cui significati si confondono ed equivalgono”. Dieci anni dopo, devo dire che i granelli non sono neanche più visibili ad occhio nudo.

56 milioni di tallonatori

Come mai sembra che stiano riuscendo dove basket e volley per anni avevano fallito?

Come mi viene in mente di utilizzare in una riunione tecnica la metafora del calcio “up and under”?

Cosa ci facciamo io e la mia rispettiva il sabato pomeriggio appoggiati al televisore a spingere in mischia urlando? E neanche da ieri, trattasi di quasi un lustro di semiclandestinità.

Farò un salto a Piazza del Popolo ad indagare.

Il nono rischio

Franco Carlini sul Manifesto di oggi, in polemica con Adinolfi:

Forse al severo e preoccupato elenco di Rodotà occorrerebbe aggiungere un ottavo rischio, quello che viene dai troppi che si proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica.

Appoggio la mozione. E rilancio. Ancora Carlini:

chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera.

Non confermo né smentisco, potrei anche essere d’accordo. Ma poiché non tutti i frequentatori della blogosfera sembrano condividere un giudizio così tranchant, che è invece dato per scontato, individuo di conseguenza un nono rischio da aggiungere in calce alla lista: l’avvento di coloro che si “proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica” per chiara fama nel denunciare “i troppi che si proclamano unici e autorizzati interpreti della rete e della sfera pubblica”.

Solo cancellare ci salverà?

Secondo un rapporto di IDC nel 2010 si produrranno globalmente più dati di quanti se ne possano immagazzinare: 988 contro 601 exabyte.

Allarmismo di Computer World, secondo cui “lo spazio di storage si sta esaurendo”. Ho riacceso la stampante.

Ma l’Associated Press vigila su di noi:

Fortunately, storage space is not actually scarce and continues to get cheaper. That’s because not everything gets warehoused. Not only do e-mails get deleted, but some digital signals are not made to linger, like the contents of phone calls.

Ahhhhh, ma c’hanno messo dentro anche il traffico telefonico! Con la digitalizzazione, nelle statistiche tutto diventa “data”.
Che gigioni, quelli di Computer World. Pericolo scampato. Tutto sommato, basta cancellare i dati che non servono.

Tipo le mail. Avviso da girare a Google (ma forse meglio di no).
Oppure le nostre telefonate. Da girare a Telecom Italia. E qui magari l’Italia è all’avanguardia, potremmo esaurire lo storage prima di tutti gli altri nel mondo. Con trionfalistico video di Tronchetti su HisTube.