Archivi per February, 2007

OpenId minuto per minuto

Vi segnalo il blog italiano su OpenId aperto da Claudio Cicali (vecchia conoscenza dei Barcamp) e Michele Campeotto.
Utilissimo per seguire in italiano il dibattito internazionale su uno degli argomenti tecnici più caldi dell’anno.
E, naturalmente, imparare concretamente a gestire la propria Identità Digitale.

RItalioti, tra cui me

Sono assolutamente scettico che da questo caos possa nascere qualcosa di coerente.

Per questo vado anch’io.

L’ultima volta che sono stato così scettico mi hanno fatto smettere di fumare.

In poche ore

Un singolare virus “provocatorio” ha colpito la crema della blogosfera italiana, innescato da un recoding esemplificativo della home page di Italia.it: tra gli altri contagiati Mantellini, Lamanna, Camisani Calzolari, Goetz (sembra l’OPML esportato dal mio aggregatore).

Chi si occupa di web design basato sugli standard sa che, in questi ultimi 5-6 anni di evangelizzazione (soprattutto all’estero, ma non solo), la “trovata” di Pugia ha colpito gran parte dei siti ben conosciuti il cui codice risultasse obsoleto. Nel tempo, è diventato un esercizio di stile particolarmente in voga tra i giovani con qualche mese di sforzi alle spalle, per misurare le proprie capacità. A livelli superiori l’esercizio non ha più senso, perché non è risolutivo: il recoding deve essere in genere accompagnato da una più o meno profonda riprogettazione dell’identità visiva e dell’architettura informativa, se si vuole assicurare la fruibilità del contenuto in tutte le condizioni di visualizzazione.

Questo è il primo errore di questa strategia: esaltare come straordinarie delle capacità basilari che costituiscono la normalità professionale è un clamoroso autogol, e un potenziale alibi per i realizzatori. Invece, al contrario, quel livello di qualità deve rimanere il minimo richiesto, e una soglia di accesso che i manager italiani devono imparare a riconoscere e porre in entrata alla professione.

Particolarmente fastidiose sono poi, agli occhi di un tecnico, alcune disinvolte semplificazioni adottate in questa occasione per ragioni di furore comunicativo:

prendere un portale costato 45 milioni di Euro e rifarlo perdendoci qualche ora e zero Euro. Rifarlo molto meglio, intendiamoci. Perché come avrete saputo, il portale italia.it è pieno di tabelle e di altro codice desueto e non standard. Pugia ha impugnato il mouse e l’ha semplicemente rifatto.

L’intento è chiaro, e condivisibile: far montare l’onda dello scandalo per fermare questo sperpero dissennato del denaro pubblico. Il problema è quando la storia da raccontare diventa: “è tanto più scandaloso il risultato perché era semplicissimo fare le cose giuste. Il mio falegname con trentamila lire lo faceva meglio! Guardate in poche ore cosa si faceva!”.

Ecco, noi stiamo attraversando un periodo fecondo di scambio tra ambiti diversi di elaborazione del nostro prossimo futuro. In Italia in particolare c’è una forte collaborazione di marketing e comunicazione con l’area informatica, palpabile nel movimento dei BarCamp.
Ma quando la strategia della comunicazione vincente comporta la minimizzazione dei risvolti tecnici fino alla banalizzazione, non ci sto più, e mi sento di richiamare gli esperti di altri settori al rispetto delle altrui professionalità. Né più né meno di quanto farebbero loro qualora io dovessi spingermi ad affermare che “la comunicazione è solamente fuffa, il marketing è un espediente degli imbonitori per scucire soldi dalle tasche dei manager incompetenti”, o via di questo tenore.

Se sicuramente Marco sapeva di star affermando un’enormità provocatoria, per i meno addentro giova ricordare come stanno le cose fuori dalla sua iperbole, nei termini in cui da anni discutiamo anche pubblicamente su forum e liste dedicate: i problemi non sono tanto nella competenza di chi deve realizzare quel codice (che pure è da verificare con puntiglio), quanto nella rigidità e obsolescenza delle applicazioni di Content Management che devono consentire ai redattori di inserire e gestire qualsiasi pagina o asset con la stessa qualità di codice. Spesso ristrutturare ambienti enterprise per fargli fare cose semplici come gestire la gerarchia dei titoli con header conseguenti è quasi impossibile. Non poche ore di un designer, ma mesi di lavoro (più o meno giustificati) di team di sviluppatori. Mi è capitato più volte in passato di trovarmi a definire i requisiti di refactoring per CMS di questo tipo (ad esempio per il portale del Comune di Roma), ed è un lavoro ingrato che nella maggior parte dei casi si porta avanti in opposizione a buona parte del team, che mira a fare le cose con il minor sforzo possibile.
Il punto è allora la scelta a monte del sistema di gestione, che deve ricadere su prodotti originariamente adatti al compito che devono svolgere. Ma questo è un task che devono imparare a svolgere le stesse aziende in fase di proposta per la gara, e lì purtroppo vanno a coagularsi interessi difficili da scalzare. Io non sono mai riuscito finora ad imporre gli strumenti giusti in quella sede, ed ho assistito quindi impotente (ma non domo) al naufragio annunciato di progetti (su commesse che avevo aiutato a far entrare) fin dalle primissime fasi.
E’ là il nodo su cui intervenire.
Senza aggirare le notevoli complessità con stratagemmi retorici.

Italgaffe

Los logos (via cuaderno):

I loghi di Italia.it e Izquierda Unida a confronto

E già quei centomila euro dovrebbero andare in compartecipazione (altro che Abertis!).

E se ai cinesi piacesse?

Quanta bella indignazione male indirizzata!

E’ brutto il portalone? Ma per chi? Non siamo noi il pubblico di riferimento! Voi vivreste l’Italia nello stesso modo in cui la vive un benestante extracomunitario di passaggio in grand tour europeo di una settimana? Passeggereste per Venezia con le gondole sottobraccio e in mano la palla di vetro con Woityla innevato presa ieri a via della Conciliazione?

E’ inusabile la navigazione? Certo, ma se gli americani si divertono a perdersi allegramente in Myspace…! Ah, già, ma quando il caos è serendipico (ahimé) è produttivo! Non è escluso invero che con quella struttura di menu un aspirante turista che stia cercando la pagina del Colosseo trovi invece il blog della figlia di Veltroni!

Non ti senti rappresentato in quanto italiano? Ma il prodotto non serve a rianimare il tuo sentimento di appartenenza agonizzante: serve a far affittare più camere a tuo cognato Giuseppe Bellavista detto Hotel, o a convincere uno che non ha mai visto un’abitazione antecedente gli anni sessanta a farsi prendere la sindrome di Stendhal davanti al tal rudere medievale in periferia di Barbagnate Di Sotto.

O anche no! Il punto è che stavolta il movimento della blogosfera verso un’unica, indifferenziata lapidazione mi sa tanto di branco. Perché usa in gran parte argomenti in fin dei conti soggettivi, o generici, o apodittici, o inverificabili, o comunque privi di falsificabilità nel senso più propriamente popperiano.

Posso condividere molto di quello che è stato detto. Quello di cui posso però accusare con ragionevole certezza i fautori di questa operazione è:

  1. Il portale Italia.it, soggetto alla vigente normativa sull’accessibilità, pur essendo costato ai contribuenti uno sproposito NON è conforme ai requisiti di legge. Lo dicono loro stessi, anche se minimizzando l’ampiezza dei problemi, che non riguardano singole sezioni ma tutte le pagine (non linearizzabilità dei contenuti di molte tabelle, mancanza di semantica, non rispetto del pure esecrabile algoritmo di testo/sfondo ecc…). Peraltro realizzate con tecniche obsolete.
  2. Non è appropriato, per un paese che vuol convincere il mondo (o almeno le agenzie di rating) di non essere in declino, impostare una campagna di comunicazione che preveda l’identificazione con un simbolo in qualche modo interpretabile come un fallo smosciato.

Il nordest è la stanghetta d’Italia

Il nuovo logo turistico dell'ItaliaIl nuovo logo turistico del belpaese è stato presentato stamane da Prodi e Rutelli. Costo dell’operazione: 100mila euro (via Mantellini).

Tentativo fallito o tentativo fallico? Se serviva un avallo istituzionale al sentimento del declino, questo logo barzotto coglie assolutamente nel segno.

Attendiamo con impazienza l’esordio di domani del portale italia.it, costato 45 milioni di euro ai contribuenti (preventivati, salvo sesto quinto e mancie) e più volte procrastinato. E vorrei anche vedere che con questi numeri non fosse in regola con la legge Stanca sull’accessibilità!

UPDATE: Non avevo notato l’affronto della scalabresizzazione della penisola (la sgarganificazione mi sembra meno grave, nonchè sinceramente impronunciabile). Ad ogni modo, mi punge ora vaghezza che i (fin troppo) creativi abbiano equivocato sull’etimologia di (penis)ola.

Webcards e Operator: i Microformat sono tra noi

Lo sono da tempo, in effetti. Nascosti nelle pieghe del codice dei nostri blog, siti ed applicazioni web, quando i contenuti sono generati da strumenti illuminati. Solo, finora non erano visibili ai più.
Come invisibile, del resto, pare sia tra gli osservatori italiani la recente e fondamentale accelerazione degli sforzi riguardo l’usabilità di quel po’ di semantico che c’è già nel web attuale. Ahimé, stavolta sono costretto quindi a recensire in prima persona. Proviamo anche lo stile redazional-popolare.

Una coppia di strumenti sta perfezionando la tecnologia per rendere finalmente funzionale il mondo dei Microformat, con sistemi capaci di visualizzare, gestire, esportare e collegare a servizi esterni la fauna di dati strutturati che brulica nelle pagine web: contatti, eventi, luoghi, recensioni, tag possono ora staccarsi facilmente dalla pagina in cui sono inseriti per interagire con altre applicazioni. Con un click, da una pagina web si possono aggiungere persone tra i contatti di Outlook, o un evento in Google Calendar, e molto altro. Ed è solo un antipasto di ciò che ci verrà servito nei prossimi mesi.
Webcards 1

Gli addetti ai lavori già conoscevano probabilmente Tails e Tails Export, due estensioni pionieristiche di Firefox capaci rispettivamente di rivelare ed esportare alcuni Microformat. Ora Andy Mitchell di Webcards e Mike Kaply di Operator stanno lavorando insieme su tecnologia Mozilla (probabilmente destinata a confluire in Firefox 3 entro l’anno) per sviluppare ufParser, un parser di Microformat in javascript da rendere disponibile open source, e per arrivare a componenti comuni utilizzabili in futuro da differenti applicazioni che vogliano lavorare su microformat o altri standard emergenti del web semantico.

Operator

Negli ultimi giorni sono state rilasciate nuove versioni di Webcards e Operator, frutto della collaborazione, disponibili come estensioni di Firefox. Consiglio di cominciare a giocarci per prendere confidenza con l’avvento dell’orrorifico “web 3.0″.

Webcards 2

Qualche nota tecnica:

Attualmente entrambi i parser non sono in grado di rivelare e gestire microformat creati dinamicamente dopo il caricamento iniziale della pagina. Quindi sono più adatti a pagine di blog statiche che a web applications: ad esempio non sono in grado di rivelare i microformat nei tag del feed viewer del mio Excite MIX, perché sono generati tramite JS. Peggio ancora per applicazioni senza markup iniziale, interamente generate da javascript (come Netvibes).
Dovrebbe però essere previsto un evento di ripetizione su richiesta del parsing per le prossime versioni di Operator, spero accessibile sia tramite script che tramite interfaccia.

Non ho ancora monitorato la performance del parser. Quando sarà definitivo potrei adattare il mio benchmark già utilizzato per la comparazione delle performance di differenti script di DOM query. Webcards consente comunque di disattivare gli effetti dinamici per utenti con poca potenza di CPU. Andy pare molto sensibile al problema, me lo ha confermato anche in risposta ad alcune mie note. Gli oggetti sono comunque tutti generati da DOM, secondo gli standard ECMA (con quel che di lentezza che deriva dalla scelta di non utilizzare innerHTML).

Sugli alluci dei giganti

Provo spesso un certo sentimento di insufficienza, se non di provincialismo, riguardo alle nostre infinite discussioni su autoreferenzialità, mainstream o geek, divulgazione o avanguardia. Come se ci trovassimo impantanati in sacche di banalità già superate di slancio in un altrove (certamente oltre le colonne d’Ercole), dove albergherebbero strategie consolidate di gestione di questi dilemmi, a cui noi non siamo ancora arrivati.

Capita invece ancora, fortunatamente (per noi), di imbattersi in scambi di opinioni farciti di analoghi dubbi tra Scoble e Udell (consecutivi uomini-trasparenza di Microsoft, seppure con differenti stili) su come e cosa comunicare a chi con quale linguaggio e giù commenti sull’incapacità di parlare all’uomo della strada eccetera.

Il pretesto era un post di Udell (che in realtà è un noto alpha-geek, più che un divulgatore) che tentava inopinatamente di far usare Word 2007 per bloggare. E’ sembrato subito evidente che Udell parlasse ad un pubblico di incalliti blogger, contrariamente a quanto faceva Scoble a suo tempo. Invece la discussione che ne è originata mostra bene come le idee in proposito siano poco chiare un po’ dovunque, così come i percorsi di comunicazione ed evangelizzazione da intraprendere. A meno di non ipotizzare che Microsoft ormai sia uscito dal circolo delle idee chiare e distinte in materia, ipotesi tutto sommato ragionevole.

Le spamMeur

Hello Mr Le Meur. I was wondering if, as a B-List commentator of the Le Web conference last december, I may deserve some deja-écrit press note from you in my comments, even much smaller than the one spammed in some A-List italian bloggers.

Hello, I don’t understand Italian but I explained myself at that time here:
http://www.loiclemeur.com/english/2006/12/the_end_of_blog.html

I always said in public for 6 months I was supporting him before the conference, invited all 3 candidates at the conference and 2 came along with Shimon Peres. Sarkozy spoke for less than 20 minutes on a two day and 70 speakers conference. If Mr Bayrou the other candidate would not have come I would not have had Mr Sarkozy alone on stage.

It is true that two months after the conference I agreed to help him more on his online campaign, I don’t know what is wrong with that but I am happy to talk about it wih you.

I must confess I’m really mad about two things in my life:

  1. Mistakes in Press Launches: please fix “wih” with “with” for more launches.
  2. Hearing people saying “you” when they’re not really talking to anybody.

Turanisauro

Qualcuno si affretti a spiegare a Giuseppe Turani che, non essendosi fortunatamente ancora imposta la definizione ristretta di blog come “presuntuosa imitazione di testata giornalistica”, ha appena licenziato come “spazzatura” la libera espressione del pensiero di una generazione di individui, peraltro probabilmente coincidenti con il pubblico di riferimento della testata che ne ospita (viene da dire generosamente) gli scritti.

Sappiamo qual’è il destino incombente (e linguisticamente prefigurato) di opinionisti di tale schiatta: schiattare, appunto (professionalmente), per palese anacronismo. Sarà divertente allora assistere ai colpi di coda di quei giornalisti d’antan che cercheranno di salvarsi dall’estinzione sprizzando inchiostro da dentro il cestino della spazzatura: un blog, a differenza di una rubrica giornalistica, non si nega a nessuno.

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