Archivi per January, 2007

It’s the BarCamp, stupid!

Apprendo da Giovy che “per partecipare al BarCamp non bisogna ASSOLUTAMENTE avere qualcosa da dire su Internet, blog, Web 2.0, tecnologia o altro!”. Addirittura altro!
Antonio lo ha immediatamente assunto come “il post definitivo sul Romecamp”. Eppure lo stesso Romecamp si autodipingeva fin dalle prime fasi organizzative come “una s-conferenza Web 2.0 a Roma”, frase che tuttora campeggia come sottotitolo dell’evento.

Ne prendo atto. Anzi, mi aiuta a comprendere la mia refrattarietà a stilare resoconti dei due Barcamp a cui ho presenziato: evidentemente è un oggetto su cui si può scrivere tutto e il contrario di tutto. Non esattamente il mio campo.

In assenza di definizione

Luca mi chiama in causa per una possibile definizione di “blog” derivata dalla mia esperienza.
Dalle poche settimane di attività trascorse non credo di aver tratto sufficiente linfa da alimentare una definizione condivisa del fenomeno: forse perché, al momento, le mie ragioni sono legate ad intrecci della storia personale difficilmente replicabili altrove.
Proverò a dare quindi un balbettato resoconto di ciò che mi spinge ad articolare qualche pensiero pubblico in questa sede.

Una postilla sulle regole del gioco: 2000 battute sono una “contrainte” un po’ blanda per un ex oulipista. Si potrebbe pensare di scrivere il pezzo senza usare la parola “blog”.
Ma sì, esageriamo pure: lo scrivo direttamente senza usare affatto le lettere B, L, O e G.
Il lipogramma è l’unica strategia che un perecchiano conosce per raccontare l’assenza di una possibile definizione di BLOG.

Se sapessi che accidenti scrivere di questa faccenda avrei di che ritenermi infine a casa. Invece, da appena una decina di settimane di attività (tracce rarefatte di scrittura) ci si appresta a prendere una via senza sapere in che paese si è diretti.
Perché è un paese, dice Mante. Per chiacchierare e discutere e anche incazzarsi per niente, senza questuare casa per casa (usci aperti per tutti!). E per crescere. Se ci si riesce.

Sicuramente da più parti si sentirà disquisire in tema di necessità innata di presentarsi a vicenda idee, ricercare impensati emendamenti ai pensieri intimi più farneticanti, mettersi insieme per fare e disfare, essere cittadini più che attivi, immersi addirittura in una sfera di interattività eccetera.

E’ veramente questa spinta decentrante a determinarmi?
Sinceramente, direi che questa fase è prematura. Ci si arriverà, ma questa è per me materia in divenire.
In questa prima fase è invece in virtù di un’attitudine prettamente espressiva che una tastiera mi chiama a tratti a dichiararmi su eventi e varie amenità, patenti assurdità individuate nei meandri di determinate pratiche, punti da marcare rinvenuti in mie esperienze e attività.
Più precisamente qui ci si dedica ad esercitarsi destramente in ardite sequenze narrative (che dipanare pensieri è sempre narrare) di pezzi in cui una sequenza di varia natura è frammista senza preavvisi a derive fantastiche, e frequentemente sarcastiche.
Se mi si chiede che parte ha per me un utente in questa messa in scena, è di partecipare a questa minima epifania di sensi, se ne trae piacere. E se ha in siffatta esperienza maniera di raffinare anche minimamente una sua mappa dei punti di vista imprevisti.

Pervasive Sharing

Sinceramente, non riesco a comprendere (ne’ ovviamente a “condividere”) il recente entusiasmo per una serie di diavolerie web tese a condividere con l’esterno il più ampio spettro possibile di notizie su esperienze o attività personali, anche del tutto irrilevanti.

Già MyBlogLog mi sembrava un attentato alla privacy. Perché dovrei io stesso attivarmi per far vedere tutti i posti che visito virtualmente, quando nella vita reale sono preoccupato dell’esatto contrario, che qualcuno monitorizzi, registri e pubblichi i miei passi? Con MyBlogLog tutti possono sapere che siti frequento, e quando.

CoComment mette in strada invece non la frequentazione, ma l’attiva partecipazione, evidenziando quando e dove sono intervenuto in una conversazione.

Con Bloggersnap mi è preso il terrore che da remoto qualcuno potesse prendere il controllo della mia webcam, o che potessi pubblicare per sbaglio dei miei capture in luoghi ameni (sì, lo so, chiamasi nevrosi ossessiva). Non posso che constatare quanto sia diventato esageratamente facile condividere la propria immagine in tempo reale: certo, a chi soffre di vertigini ogni balaustra sembra bassa, però…

Con Twitter si è raggiunto il punto di non ritorno. L’applicazione raschia il fondo di questa inesauribile apertura verso l’esterno, rendendo disponibile tutto il brusìo di fondo del nostro agire sensato, il nanocontenuto che non aveva finora trovato alcun retino atto a filtrarlo e condensarlo.

Verosimilmente, gli adepti del Pervasive Sharing sono una fascia ristrettissima di utenti web caratterizzati da un’estrema (ed inquietante) libertà di azione rispetto ad alcuni normali vincoli della vita reale. Apparentemente questa incontinente ostentazione di trasparenza sembra infatti escludere la presenza di clienti che premono per una consegna, o rapporti di subordinazione del proprio tempo ad un capoufficio, o rapporti di coppia con persone a cui non garba essere twitterizzate passivamente. Come se l’infinita disponibilità ad abbracciare la blogosfera, o a sciogliersi in essa, non trovasse alcun ostacolo o motivo di biasimo dagli altri domini della propria esperienza.

Per me non è così. Io non sono sempre wired. E non ho voglia di consentire o agevolare la ricostruzione della mia attività giornaliera.

Non per questo mi consento di biasimare chi ha in animo una diversa concezione della propria disponibilità pubblica. Anzi, a chi si dichiari ancora insoddisfatto del livello di apertura della propria sfera personale, voglio suggerire alcuni strumenti possibili di ulteriore potenziamento della sharosfera. Per gli incontentabili, restano ancora da sviluppare parecchie applicazioni web 2.0. Consiglierei in particolare di registrare i domini (attualmente liberi) per questi due servizi:

YouWeigh:
quanto pesi nel corso della giornata? Un sistema basato su una semplice bilancia digitale collegata in rete consente di condividere il tuo peso minuto per minuto con il mondo. Uno smart system associerà in tempo reale le variazioni riscontrate alle supposte relative funzioni corporali espletate. Con possibilità di inserire commenti da parte dei tuoi amici, votare una particolare performance e confrontarla con altre contemporanee nel tuo network. Viene anche eletta la variazione del giorno tra tutti gli utenti, divisa per categorie di peso.

AcheShare:
sistema di sensori da indossare, collegato ad un social network dedicato. Consente di bilanciare la quantità di dolore personale con quello globale della blogosfera. Per soddisfare finalmente l’annosa domanda di Vasco Rossi “Quando c’ho il mal di stomaco… con chi potrei condividerlo?!”