Archivi per December, 2006

A cavallino donato…

Microsoft regala ai blogger dei super laptop brandizzati Ferrari, la blogosfera fa mostra di scandalizzarsi. E allora?
E’ una pratica che esiste in ogni categoria merceologica e a tutte le latitudini.

I manuali di etica professionale naturalmente sono ben consci del problema, per il quale hanno definito rigorosi codici di comportamento, ormai universalmente adottati dai malcapitati opinion leaders oggetti ogni santo anno di Giftbombing a tappeto. Basta infatti che il destinatario delle regalìe tenga una condotta specificamente descritta da una sequenza di apposite buzzword angloidi:

a) DETHANKING: non ringrazi. Non si ringrazia per un articolo inviato a fini promozionali. E’ il mittente che deve ringraziare;

b) SANTARELLING: qualora recensisca il prodotto, premetta una nota per avvisare il lettore di averlo ricevuto gratuitamente in prova (o a titolo definitivo) dal produttore.

c) STRUZZING: faccia finta di niente, continuando ad operare esattamente come avrebbe fatto qualora non fosse arrivato niente, e badando a non aspettarsi niente per il futuro;

d) UMBRELLING: pieghi gentilmente un braccio sull’altro a mo’ di diniego qualora l’azienda, colta con le mani nel sacco, faccia retromarcia richiedendo indietro gli articoli. Chi ha la coscienza a posto non può essere verosimilmente toccato dai rigurgiti dell’altrui malafede.

La setta dei Post estinti

Leggetevi il presente articolo, presto.
Sono molto sensibile alle mode, potrei pentirmi e appallottolarlo entro pochi secondi sotto la spinta di qualche commento che mi apra improvvisamente gli occhi.

Prima il caso di blogorrea complex del buon Scalfarotto (per cui avevo ed ho tuttora una certa ammirazione), che ha subitaneamente ritirato la sua delirante risposta a un ormai vecchio, legittimissimo giudizio di Luca Conti sulla sua parabola politica. Evidentemente ha ragione chi sostiene che le parabole facciano male alla salute.

Ora invece grazie ad Alberto Dottavi apprendiamo che il Gartner Group la Gartner, Inc. ha appena ritirato un post nel suo blog per la pesante stroncatura nei commenti di una loro predizione per il 2007 sulla blogosfera.

Queste possibilità di reintervento sui contenuti (ripensamento, raffinamento, censura a posteriori) sono naturalmente insite nel mezzo. Legittime, anche se in questi casi del tutto risibili. Ma bisogna far presente a chi le pratica che equivale a far saltare il tavolo su cui si gioca: tutto il contorno del fenomeno blog (reazioni, commenti, trackback, polemiche) è costruito sulla costanza del contenuto nel tempo.

E’ un tradimento vero e proprio della dimensione del blog (per quel che ne comprendo allo stato presente), che dovrebbe essere additata al pubblico ludibrio, e passibile di gogna mediatica fino all’ottenimento di scuse ufficiali ai propri lettori.
Nel frattempo, sarebbe di pubblica utilità la predisposizione pubblica di un “cimitero” dei Post estinti per eccesso o assenza di vergogna. Senza i quali sarebbe impossibile ricostruire i termini di alcune discussioni, cui pure in molti magari si erano appassionati.
Ad esempio, per chi non avesse letto il post di Scalfarotto, c’è per ora la copia cache di Google. Ma dove potremmo collezionare permanentemente queste perle?

Persona dell’anno. Posso rifiutare?

Secondo il Time sono “Person of the Year”, in quanto internauta (ingegnoso neologismo, non c’è che dire: da verniano, mi sento come a spasso sull’interNautilus).
E’ comunque una conferma che lo User Generated Content è ormai un concetto di massa, e fin qui va bene.

Succedo, in ordine cronologico inverso, a Bill Gates, George Bush, e al soldato americano.
Ci deve essere un modo per rifiutare l’”onore” di essere associato a cotanto pedigree! Come si fa?

Leweb 3: chi tocca la massa muore

Nella testa, una volta sgombrata del sonno accumulato nella lunga trasferta parigina, permane comunque la sensazione di aver presenziato a qualcosa di memorabile, senza riuscire a focalizzare cosa ci sia da memorare: sono mancati quasi del tutto contenuti innovativi, idee folgoranti o tecnologie in nuce che testimoniassero d’un movimento colto nel suo farsi, e non già irrigidito in una forma autocelebrativa.
Chiaro, il movimento comincia ad avere un mercato importante. Quindi, ognuno tiene per se’ i piccoli brandelli di evoluzione possibile che riesce a cogliere, con la speranza di sfruttarli commercialmente.

Condividi et impera

Questo è il primo punto: l’elìte di operatori che ha fatto della condivisione il motore della sua scalata non sembra condividere più alcunché, se non in termini di partnership commerciale. Per sentire solo nominare i Microformat, che saranno sicuramente tra i protagonisti dell’anno venturo, c’è stato bisogno di una domanda dal pubblico. Seppellito definitivamente il termine Ajax (per altri versi giustamente), del tutto assente dalle discussioni. Nessun accenno a prossime sfide, dal web office all’estensione delle rich application con modalità offline e streaming, tanto per dire.

Al diminuire dei contenuti condivisi, si è invece proporzionalmente affinata la capacità di comunicazione dei soggetti sul palco. Nella saletta superiore ho assistito a una manifesta vulnerabilità emotiva di gran parte degli start-up boys (si fa per dire, c’erano anche cinquantenni teutonici). Con la notevole eccezione dei nostri Nicola Mattina (con il promettente PassPack) e Luca Mearelli (quasi provocatorio per quell’uditorio un “gestionale Web 2.0″). I relatori del palco grande hanno invece sfoggiato in blocco doti apparentemente naturali di intrattenimento, frutto di quella necessaria metamorfosi antropologica che trasforma l’Homo Faber in puro Frontman, una volta raggiunta una massa critica di relazioni commerciali.

Don’t make me think

Di fatto, è stato il concept che ha regolato il tono di tutti gli interventi della conferenza, dalla quale è stata bandita ogni forma di complessità o rilievo tecnico. Non credo Steve Krug pensasse a questo contesto di applicazione. Tutto torna invece se si ipotizza che gli organizzatori abbiano concepito questo evento come prova generale per la massa “mainstream” di una possibile gratuita Fiera del Nouveau Web che il prossimo anno potrebbe subentrare. Peccato solo che nell’operazione la crema del web europeo (ma non solo) sia stata silentemente trasformata in una massa di figuranti per l’evento futuro, a cui ovviamente non parteciperanno (difficile fregarli due volte di seguito).
Ho sentito molte voci lamentarsi di alcune delle più caratteristiche espressioni del “bubble thinking” viste a Parigi, sui palchi e fuori: l’applicazione che…

  • deve essere descrivibile in quaranta parole (in sala start-up una delle giudici simulava perfino emicranie alla minima apertura di parentesi nelle presentazioni)
  • serve esclusivamente a gestire ottimistiche tonnellate del famigerato UGC
  • deve avere per nome una “six letters word” da emergenza logopedistica
  • deve essere costruita in maniera “usa e getta” manipolando in modo non scalabile librerie preesistenti (in fondo non deve poter funzionare che fino a quando non viene venduta o venturcapitalizzata).

Ma soprattutto la madre di tutte le boiate: che il successo sia esclusivamente dell’IDEA, e non di COME viene realizzata. Che ha per corollario l’inutilità di provare a sviluppare un prodotto migliore di uno esistente, per quanto approssimativamente questo sia stato realizzato. Come se non fossero esistiti motori di ricerca prima di Google, o siti di news tecnologiche prima di Techcrunch!
Chi porta avanti questo movimento, in qualsiasi buzzword consista il suo credo, dovrà trovarsi altri posti per elaborarlo. Non qui, non più.

Mainstream Invaders

Non si tenta impunemente di aprire un varco in un livello superiore di penetrazione della comunicazione: se non sai esattamente cosa contiene, rischi che ti cada addosso di tutto. Le Meur ci ha provato, ma è un neofita politico. Si può anche supporre (volendo chiudere un occhio e mezzo) che fosse in buona fede, visto che nelle mail inviate ai candidati li invitava a presenziare a una conferenza dichiaratamente internazionale, con la scusa della nuova dimensione dell’evento conferita dall’improvvisa calata di Sharon (a proposito, discorso da Nobel, sospeso a tre metri da terra).
Gli invasori se ne sono abbondantemente fregati: avrebbero potuto facilmente volgere in trionfo la scorribanda, semplicemente abbassandosi a interagire con la platea internazionale, spiegando come la loro Francia eventuale potrebbe diventare il paradiso europeo per investitori e web entusiasti. Si poteva fare facilmente. Sarebbe anche nella tradizione cosmopolita francese, e confacente all’Esprit de Grandeur. Invece, discorso elettorale ai francesi in elettoralese francese. Senza contraddittorio, neanche finto. Senza neanche crederci un minimo.
Le Meur ha convinto Sarkozy che questa nicchia di blogger aspirava a diventare massa (e quindi massa critica per le presidenziali), lui è venuto e l’ha calpestata nel tentativo d’appropriarsene. Con il suo ridicolo competitor scudocrociato caduto nello stesso tranello.

Si è parlato, la sera, inter nos, afflitti da tremende Carlsberg ma molto allegri e volitivi, di come agire qui in Italia per far penetrare questo movimento in una dimensione di massa. La parabola di Leweb3 non è in questo caso un modello da imitare, a mio parere, ma invece un monito da tenere a mente: non si entra in una dimensione di massa se non si fanno prima gli anticorpi a quello che di peggio (in genere è la politica) in quella dimensione si può ricevere. Si teme sempre, a ragione, che la politica a lungo andare possa distruggere tutto. A qualcuno stavolta è bastato provare ad aprire la finestra per essere travolti dall’uragano.

Feedburner AD Network, può funzionare?

Ho cercato nelle FAQ del nuovo servizio di Feedburner, ma non ho trovato le domande a cui veramente bisognerebbe dar risposta, se si vuole accreditarlo come un modello di business funzionante.
Magari qualcuno più addentro di me può rispondere ai miei dubbi. Marco, da cui ho tratto l’informazione al Barcamp Turin, ha già tirato su un notevole network da questa novità: Italian Digital Blogs.

L’aggregatore refrattario

Come è noto, io sviluppo un aggregatore, Excite MIX. Che parsa i contenuti dei feed inseriti personalmente dagli utenti, proponendoli in un viewer.
Cosa viene in tasca alla mia azienda se lascia visualizzare i banner del Feedburner Network nel viewer del nostro aggregatore? Nulla, allo stato attuale. Semmai, entrano invece in conflitto con l’advertising che potrebbe pensare di mettere.
Esiste qualche norma che impedisce ad un aggregatore personale di eliminare l’advertising nel contenuto sindacato? Notate bene, qui non c’è ripubblicazione basata su una selezione di feed: è l’utente che inserisce l’indirizzo del feed nel campo apposito, non c’è alcuna scelta editoriale dell’aggregatore. Come Google, in questo caso l’aggregatore ci mette solo la tecnologia. Quindi non sarebbe eventualmente neanche sottoposto a limiti nella licenza (a meno che non si dia ragione a Fioroni, ma spero di avere lettori sufficientemente edotti).

Non è la somma che fa il totale

Il modello della Syndication non è adatto ai metafeed: poiché il numero degli ultimi post è fisso, l’esposizione è mostruosamente sbilanciata dalla parte dei blogger più compulsivi, che pubblicano tantissimo, e che fanno sparire presto dal feed i post più meditati ed approfonditi, che ovviamente richiedono tempo e cura, e che quindi non possono avere la stessa frequenza di quelli istantanei.

Di conseguenza un feed composito tende a diventare, per sua stessa natura, un veicolo d’informazione svelta e qualitativamente bassa.

Sono finito tra i blogger!

Sono finito tra i blogger!Succede nelle migliori famiglie!

D’improvviso al Barcamp Turin mi sono trovato circondato da blogger. Di tutte le taglie e nazionalità (c’era perfino uno svizzero che parlava a braccio solo per far finta di essere italiano!). First I was afraid, I was petrified. Poi è pian piano sparita Gloria Gaynor, e mi sono attestato nel mio comodo ruolo di lurkatore, avendo provveduto a tempo ad inghiottire il post-it che dalla bacheca annunciava erroneamente il mio intervento sul MIX, già ritirato da giorni per motivi di opportunità.

Voi scrivete, io aggrego. La definizione dei ruoli sembrava chiara all’entrata. Lo era di meno all’uscita: troppi stimoli impossibili da riferire e sviluppare nel saliscendi dell’Hiroshima.

Così, ecco il mio comodo strapuntino da cui pontificare di qui in avanti.

Mo guarda che doveva succedermi! Sono capitato tra i blogger!!